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alberto sordi

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Alberto Sordi

una grande maschera dall’anima ciociara

Forse non tutti sanno che Alberto Sordi  ha origini Valmontonesi. Infatti il grande Albertone era l’ ultimo figlio di Pietro Sordi nato a Valmontone il 13 maggio del 1879  professore di musica e strumentista. Così lo stesso Alberto Sordi trascorse parte della sua infanzia nella città  di Valmontone insieme alle  sorelle Savina e Aurelia  e al  fratello Giuseppe .

Forse è anche per questo motivo che durante le riprese dell’indimenticabile film ” il tassinaro”  Alberto Sordi ripropone la città di Valmontone che probabilmente molto cara gli è stata nella gioventù e durante le vacanze estive passate dai nonni.

Desideriamo ricordare questo grande attore e l’omaggio che ha inteso fare alla città di Valmontone ripercorrendo le esilaranti battute tratte dal film ” il tassinaro”

storia: Alberto Sordi nelle vesti di un tassinaro  ha preso sul suo tassì una coppia di clienti americani. Lui è un uomo corpulento e indossa un notevole cappello a tesa larga, stile J.R. del telefilm “Dallas”. Lei è una donna di mezza età, vestita in modo sgargiante e con una vocetta stridula. I tre discutono animatamente.

SORDI: In television “Dallas”… clicche, clicche, clicche, sempre “Dallas”, “Dallas”…

-AMERICANO: Clicche “Dallas”? You don’t like “Dallas”? Non piacere? Don’t touch me so, honey.

-SORDI: No, non è che I don’t like, è che me rompe. Ecco, tutto qua.

-AMERICANO: I don’t understand. What do you mean “me rompe”?

-SORDI: Me rompe… me rompe perché… perché scusa noi in Italia se dovemo sorbì ‘sto polpettone de “Dallas”? Ma che noi italiani ve imponemo a voi forse una trasmissione in television de nome Valmontone, Portogruaro, Gallarate, che forse qualche birbaccione e qualche mignotta ce sta pure là? Perché voi ce dovete rompe li cojoni con ‘sto “Dallas”?

-AMERICANO: Ehi coijone, I know what that means, don’t you bad word me, I’m no Coijone.

-SORDI: Ah, cojone lo capisci. Le parolacce le capisci, eh? MOGLIE: Tu detto “mi cojoni”.

-SORDI: Cojone sì, ma your husband, signora, suo marito è attaccabrighe. E’ very attaccabrighe.

-AMERICANO: And you’re a dirty bastard! That’s what you are! A dirty bastard!

-SORDI: Un little precisation America. Voi americani dite sempre la parola bastardo, lo sai perché? V’o dico io. Perché c’avete una lingua molto, ma molto povera. Perché se io mi volessi abbassare a rispondere al tuo bastard, che a noi ce fa proprio ride, io ti potrei dare (incalzante) del figlio di madre ignota, del rotto nel posteriore, ti potrei mandare a fare nel medesimo, potrei fare appello anche ai tuoi morti, con eventuale partecipazione de tu’ nonno in carriola opzionale e coinvolgere tua sorella, notoriamente incline allo smandrappo e all’uso improprio della bocca, e allargà il discorso a quel grandissimo Toro Seduto de tu’ padre, a sua volta figlio di una città di cinque lettere cantata da Omero, che tu ‘n sai manco chi era perché sei ignorante. Are you ignorant!

-AMERICANO: I understand that, ignorant, and you stop talking like that! You are a bastard, you are a dirty bastard!

La moglie cerca di calmare il marito

-SORDI: Non alza voice with me, perché tu fai tremare me pizzo de camicia, you understand pizzo de camicia? No, no, no, tu non meni a nessuno, perché I bring my chiav english and I give in your fronte. Mica notte.

I 37 cugini ciociari del grandissimo attore “ciociaro” Alberto Sordi pronti a reclamare l’eredità.

Sono emersi alle cronache attuali i trentasette, ( alcuni hanno un’età compresa tra 30 e 70 anni) , molti di loro sono ciociarissimi ossia provengono dalla zona compresa tra Valmontone e Frosinone, (per chi non lo sapesse l’estensione della Ciociaria supera abbondantemente i confini della provincia) e rappresentano i cugini di quinto e sesto grado di Alberto Sordi.

 


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Cosa vedere nel Lazio a Valmontone

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Cosa vedere  nel  Lazio

a  Valmontone

da vedere a valmontone

Da vedere  a Valmontone è sicuramente il Santuario di S. Maria del Gonfalone, la cui costruzione si deve alla storia del ritrovamento da parte di un contadino dell’immagine di una Madonna con Bambino. La Collegiata dell’Assunta fu edificata tra il 1685 e il 1689 in stile barocco ed arricchita all’interno da una serie di pitture e di arredi di pregio. Accanto alla Collegiata sorge il Palazzo Doria Pamphili, l’edificio simbolo della città, sia per la sua monumentalità che per la presenza all’interno di un ciclo pittorico di grande valore, tra cui vale la pena di citare gli affreschi di Mattia Preti, Gaspard Dughet, Francesco Cozza e Pier Francesco Mola. Da vedere sono anche il Museo Archeologico, situato presso il Palazzo Doria-Pamphilii, dedicato alla storia di Valmontone, e la Fontana del Colle, in stile barocco e la cui costruzione fu voluta da Camillo Pamphili. Tra gli edifici religiosi si deve citare la piccola Chiesa di Sant’Antonio, scampata ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, il Santuario della Madonna del Gonfalone, edificata nel 1508 in località Prato della Madonna, appena al di fuori della cerchia muraria, e la Chiesa di Santo Stefano, costruita nel 1624 in seguito alla distruzione di una chiesa più antica. Da visitare è anche il Cimitero di Valmontone e il Convento di Sant’Angelo, costruiti sui resti di un antico tempio pagano dedicato a Mercurio, e i resti delle tre antiche Porte delle mura, ovvero Porta Romana, Porta Nuova e Porta Napoletana. Tra gli appuntamenti cittadini più importanti si devono ricordare il Carnevale Valmontonese, la sagra delle lumache e la Sagra degli gnocchi.

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cosa vedere nel Lazio: mercatini a Valmontone

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Cosa vedere nel Lazio

Mercatini a Valmontone

mercatini valmontone

Quando: Tutti i venerdì

Dove: quartiere S.Anna  dalle 08:00 alle 14:00 ( fronte Bingo e Via Casilina )

Mercato settimanale

Tutti i venerdì in Via G. Matteotti

MERCATO

Quando: Tutte le domeniche Mattina

Dove: Largo fronte C/C i Macinanti dalle 08:00 alle 14:00 )

Arriva Cosmo Academy

Alla Lanterna Magica a Valmontone Arriva cosmo Academy. La nuova fantastica esperienza per la stagione 2020 con la quale tutti i bambini potranno conoscere i misteri del Cosmo e un bellissimo diploma da Cadetto Spaziale. In collaborazione con Magicland  Valmontone family welcome.

MERCATO SPECIALIZZATO DI SOLO CARTA

Quando: quarto sabato e domenica di ogni mese

Dove:  presso Palazzo Doria Pamphili

Informazioni .Comune Tel: 06 959901

Info Pro Loco 06 9591040

circa 70 espositori

info: 0773.600873 –  cell: 347.3638993

UN PO’ DI TUTTO VECCHI TEMPI

mercato dell’usato cose vecchie artigianato modellismo antiquariato

Quando: quarta domenica

dove: centro storico di Valmontone

Fiere Merci

Pentecoste – Festa di S. Luigi (ultima domenica di Settembre) – Fiera campionaria – Commercio – Industria – Artigianato (presso ex centrale del latte in Via Kennedy). Esposizione antiquariato e moderno “Ieri ed oggi” la 1° domenica di ogni mese (Centro storico).

VERDE ATTREZZATO

Località S. Anna – V.le della Stazione – Largo Roma

NOTTE BIANCA di Valmontone

con degustazioni e mercatini

Mercatino
d’Artigianato/Antiquariato/Modernariato
Collezionismo/Vintage/Tipicità Regionali

a Luglio a Valmontone (Rm) – Centro Storico

Si svolge  a  luglio con inizio alle ore 18:00  presso il del Centro Storico di Valmontone la  Notte Bianca, delle degustazioni e non solo…

Oltre la gioiosa atmosfera festaiola, si  assiste a un selezionato Mercatino Artigianale  di antiquariato , modernariato, collezionismo, vintage e tipicità regionali allestito nel Centro Storico di Valmontone.

Nel mercatino si potranno assaporare varie degustazioni gratuite.

Completeranno la splendida cornice spettacoli di vario genere, giochi per bambini, visite guidate gratuite al Palazzo Doria Pamphilj e al Museo Archeologico con tantissimo divertimento!.!.Scheda Evento

Luogo (indirizzo completo): Valmontone (Rm) – Centro Storico

manifestazione completamente gratuita

A cura di : ProLoco di Valmontone e Girovagando tra Mercatini

tel: per  informazioni: 3497420207
Mail per informazioni: s.maggini.ufficio@alice.it
Sito internet: http://www.girovagandotramercatini.com

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feste e tradizioni nel lazio

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Feste e tradizioni nel Lazio

Sagre e rievocazioni storiche

sagre valmontone

Rievocazione Storica a Genazzano della Disfida di Barletta

Giugno
Genazzano (Rm)  Porta Romana – circa 6 km da Valmontone 

 

 

Viene celebrato in Giugno  a Porta Romana con “l’assalto alle mura” rievocazione delle lotte tra le famiglie nobili dei Colonna e Orsini. Alle ore 18,00 del 2 giugno, in piazza Emilio D’amico, giornata dedicata ai bambini con giochi e gare, danze e canti di corte.La manifestazione avrà inizio nella serata di sabato con la “Cena del Papa” nella suggestiva cornice del Castello Colonna, per proseguire nella mattina di domenica, in piazza del Santuario, con il giuramento dei Cavalieri. Il pomeriggio la manifestazione proseguirà con l’esibizione in Piazza Emilio D’Amico degli sbandieratori di Castel Madama e a seguire con la sfilata del Certame cavalleresco e la rievocazione storica della disfida di Barletta.

Dopo un combattimento duro ma leale Ettore Fieramosca e i suoi cavalieri uscirono vittoriosi vendicando l’affronto dei francesi e del cavaliere la Motte.Il 13 febbraio del 1503 i 26 cavalieri si affrontano nella contrada S.Elia a mezza strada tra Andria e Corato, nell’allora territorio di Trani. Spagnoli e francesi stipularono una breve tregua definendo nei minimi particolari le regole del combattimento. Le oltraggiose parole rappresentarono l’antefatto della sfida, accolta dal nobile capitano Ettore Fieramosca da Capua intenzionato a difendere anche a costo della vita l’onore dell’Italia e degli Italiani.Al contrario La Motte sosteneva con disprezzo che tutti i cavalieri italiani erano vili e privi di coraggio, esaltando le doti cavalleresche dei francesi. Durante la cena, il capitano spagnolo Diego di Mendoza iniziò ad elogiare la tradizione cavalleresca italiana. Alla cena parteciparono alcuni cavalieri francesi, tra cui Charles de Tongue detto La Motte, fatti prigionieri durante gli scontri che si combatterono tra francesi e spagnoli per il dominio di varie regioni dell’Italia Meridionale dopo il fallimento del Trattato di Granata, stipulato segretamente nel novembre del 1500. La storia racconta che il 15 gennaio 1503 il Gran Capitano Consalvo da Cordova diede un banchetto nella cantina, oggi ricordata come “la cantina della sfida”, in un palazzo adibito a quartier generale delle truppe spagnole, requisito a una nobile famiglia Barlettana.Di particolare fascino scenico le rappresentazioni di vita a corte con dame, cavalieri e principi che vedranno come palcoscenico il Castello Colonna recentemente restaurato e ora sede del Centro Internazionale di Arte Contemporanea.L’Associazione Gruppo Rinascimentale di Genazzano rievoca ogni anno le gesta dei cavalieri, trasformando il centro storico di Genazzano in un borgo medioevale illuminato da fuochi e fiaccole dove la musica rinascimentale, la danza, le rappresentazioni di vita quotidiana faranno rivivere lo storico episodio nell’atmosfera dell’epoca.La manifestazione, che nel 2003 in occasione del V° centenario ha avuto il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, vuole essere un omaggio alle gesta esaltanti di Giovanni Bracalone de Cornobilus detto Brancaleone, uno dei tredici cavalieri italiani, vissuto a Genazzano dove morì nel 1525.A Genazzano, città d’arte della provincia di Roma, si svolge dal 29 maggio al 2 giugno 2010 “Il Palio di Brancaleone”, rievocazione storica del certame cavalleresco che vide, nel lontano 13 febbraio del 1503, 13 cavalieri italiani e 13 francesi, affrontarsi in combattimento nella storica disfida di Barletta.

Organizzatore:

Pro loco Genazzano

Punto informazione turistica: Piazzale della PaceUfficio turistico e Pro loco

informazioni:
tel. 069578516 Comune di Genazzano: tel. 06955791

il Palio di Artena

Emozionanti giochi e combattimenti  nelle gare del Palio, nell’arena naturale del parco di Villa Borghese di Artena. Le contrade si contendono, disputando 20 giochi popolari, il “Palio” normalmente dipinto da un noto artista. Otto giorni di gare, che rende il Palio di Artena il più lungo e spettacolare di ben altri più importanti che si disputano nel territorio nazionale. Il corteo storico da inizio alla manifestazione, sfoggiando un’ampia partecipazione di cittadini artenesi che sfilano in costumi nobili o contadini del 1600 a Piazza della Vittoria, per rappresentare l’evento dell’uscita del Papa Paolo V dall’Arco del Palazzo Borghese, nel tripudio della folla, fino ad arrivare al campo di gara. Il ricco corteo viene di norma  arricchito da strumenti utilizzati all’epoca nei lavori contadini per rappresentare al meglio la vita di quel tempo. Il Palio rivalorizza gli usi, i costumi, i dialetti e i prodotti gastronomici della tradizione artenese.

PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE
-Corteo storico a seguire Giuramento dei Capitani
-prove libere con la carrettella
-sfida con la carrettella
-poesia in dialetto
-canzone in dialetto

-staffetta maschile

-tiro alla corda
-corsa con il cerchio

-salto con la corda maschile e femminile
-corsa con la botte
-staffetta femminile
-taglio del tronco
-battitura del grano
-sardamontò
-gioco della conca
-corsa con il sacco

-percorso del contadino
-tiro alla corda

-tiro con l’arco
-gioco del brigante
-la quintana storica
-la corsa col somaro

Sagra della Lumaca a Valmontone

dal 23  Giugno   al 26 Giugno
Valmontone (Rm) – località Colle San Giovanni

La sagra delle lumache si svolge  nel verde delle campagne di Valmontone in località colle san Giovanni dal 23 al 26 Giugno.

allieteranno la manifestazione incontri culturali, manifestazioni con vecchie tradizioni, musica, balli, teatro, sport  e la  mini maratona podistica). Si potranno degustare specialità di  Valmontone presso gli stand gastronomici  e lumache per tutti i gusti, innaffiate da un’ottimo  bicchiere di vino locale con spettacolo pirotecnico finale.

distanza da Valmontone:  circa 3 km

Organizzatore:

ass.culturale comitato festeggiamenti San Giovanni Battista

Email per informazioni: lisi.romano@alice.it
Telefono: 3472296098 Fax: 06/95008989

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Sagra degli gnocchi a Valmontone

dal 05 agosto  al 07 agosto
Valmontone (Rm) – Centro Storico

Presso il centro Storico Di Valmontone in collaborazione con la Centro Storico  Valmontone, si svolge la ” Sagra degli Gnocchi “.

Come da tradizione alla manifestazione fanno da cornice Spettacoli musicali, Cabaret, Giochi per bambini, oltre un “selezionato” Mercatino dell’Artigianato, Antiquariato, Collezionismo, Vintage, Modernariato e tanto altro ancora.

Scheda Evento

Titolo: Sagra degli gnocchi a code de soreca

Luogo (indirizzo completo): Valmontone (Rm) – Centro Storico

distanza da Valmontone :  1 km

Telefono per informazioni: 3497420207
Mail per informazioni: s.maggini.ufficio@alice.it
Sito internet: http://www.girovagandotramercatini.com

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borghi più belli del Lazio – Rieti e Greccio

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Borghi più belli del Lazio: Rieti e Greccio 

a pochi km da Valmontone tutti i paesaggi da scoprire nel Lazio e itinerari sacri per la cristianità.

Il cammino di Francesco e la Valle Santa
Il reatino nel Lazio rappresenta il cuore del Cammino di San Francesco poiché egli visse nella Valle Santa una delle stagioni più intense della sua breve vita. Testimonianze storiche narrano che  vi giunse nel 1223 e la lasciò pochi mesi prima della morte, nella primavera del 1226.
La Valle Santa è una pianura, dalla forma quasi circolare, chiusa lungo tutto il perimetro da colline e monti, dei quali il più noto è il monte Terminillo. In questo anfiteatro ricco di bellezze naturali sono collocati i quattro Santuari Francescani, idealmente disposti alle quattro estremità di una croce mistica.
Il cammino di Francesco è il percorso che il Santo compì nella Valle Santa, seguendolo ripercorrerete i sentieri e le strade che San Francesco amò, ti immergerai nella stessa natura spettacolare che lo avvolse, vivrai un’esperienza unica di spiritualità e purezza.
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I santuari francescani

Francesco di Assisi, autore dell’ indimenticabile Cantico delle Creature, amò e scelse la valle reatina come sua dimora e luogo di meditazione e preghiera.
I quattro Santuari Francescani sono così denominati perchè, a vario titolo, vedono le proprie storie intrecciarsi con le vicende di San Francesco, durante il suo pellegrinaggio e le sue predicazioni.
I santuari di Fonte Colombo, Greccio, Poggio Bustone e Santa Maria della Foresta corrispondono a quattro delle tappe del Cammino di Francesco che, ripercorrendo i sentieri e le strade toccate dal Santo, prevedono la sosta e la visita dei Conventi Francescani.
Torna SUgreccio santuarioRieti il centro storico e la città sotterranea
Rieti trae origine Rea, madre di tutti gli dei, ed è stato il più importante centro sabino sin dal VII secolo a.C. Dal 290. Le sue origini sono molto probabilmente più antiche della stessa Roma cui lega il proprio destino.
Nel XIII secolo in città vengono realizzate importanti opere, quali la ricostruzione delle mura ed l’edificazione di strutture pubbliche, private e religiose, molte delle quali si possono ammirare ancora oggi.
Nel settembre 1860 l’ingresso delle truppe piemontesi in città annette  la città di Rieti alla  nascente giovane Italia e nel 1927 diviene capoluogo di provincia del Lazio.
Da non perdere la Rieti sotterranea, bella e misteriosa che nasconde importanti segreti da scoprire e si sviluppa a ridosso del viadotto romano, un mondo da scoprire del quale vale la pena non solo conoscerne l’esistenza, ma anche visitarlo per ammirarne le volte, gli architravi, gli antichi vicoli inglobati nei sotterranei di alcune nobili dimore reatine.
Torna SUIl monte Terminillo
 
E’ la vetta più elevata dei monti Reatini e la più importante sia dal punto di vista naturalistico che turistico. Panorami, prati e faggete costituiscono gli ideali compagni per escursioni o semplici gite. La storia del Terminillo turistico ha inizio nel 1901 con la costruzione del rifugio Umberto I, in cento anni si è trasformato in una delle stazioni scistiche più attrezzate del centro Italia: seggiovie e skilift consentono di utilizzare 40 chilometri di piste da discesa tra i 2100 e i 1500 metri; mentre per gli amanti del fondo, tra i 1500 e i 1600 metri sono disponibili 26 chilometri di piste.
Torna SULa cascata delle Marmore
Scenario sublime, capace di suscitare ammirazione e sgomento, la cascata delle Marmore è uno degli spettacoli più affascinanti e grandiosi della natura circostante; le acque spumeggianti che precipitano in tre salti per un dislivello di circa 165 metri, creano un effetto fantastico di luce e fragore.
Un attrezzato e grande parco, in prossimità della cascata e numerosi centri di ristoro consentono di trascorrere piacevoli ore in luoghi veramente suggestivi.
Torna SULabro
Labro è un piccolo gioiello, antico feudo medioevale arroccato su di un colle al confine tra le provincie di Rieti e di Terni. Assolutamente da non perdere
La sua perfetta conservazione ed un accurato restauro, offrono ai visitatori attenti un’atmosfera suggestiva che si mostra come immutata nel tempo. L’intero paese è isola pedonale e si può  passeggiare lungo vicoli e scalette in ciottolato fino ai giardini del Torrione, il punto più alto di Labro, da cui è possibile ammirare il panorama della piana Reatina e del lago di Piediluco.
Il castello medioevale è abitato dalla famiglia Nobili Vitelleschi, che ne consente le visite guidate su prenotazione.
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Lago di Piediluco
Piediluco è un pittoresco centro il cui nome significa “ai piedi del bosco sacro”. Con un assetto rimasto quello del medio evo, con le sue basse casette colorate, è in realtà dislocato nello stretto lembo di terra che corre tra il lago ed il monte.
Il lago che prende il nome dal paese, è tanto irregolare da sembrare un lago alpino. Molto suggestivo, è circondato da rilievi boscosi, tra i quali è caratteristica per la sua forma di largo cono la montagna dell’Eco. Questa montagna deve il suo nome al fatto che è in grado di rimandare un intero endecasillabo in maniera perfetta.
Alle spalle del paese domina la Rocca, dell’XI secolo.
Ogni anno, sul lago si svolge la festa delle acque, di antichissima origine, durante la quale è possibile vedere una sfilata notturna di barche addobbate e illuminate, giochi pirotecnici. Durante la stagione estiva è possibile assistere a spettacoli teatrali ed anche concerti di musica Jazz all’aperto con ingresso gratuito.
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Il presepe vivente

Nel Natale 1223 a Greccio, San Francesco volle ricreare la mistica atmosfera del Natale di Betlemme. Molti pastori, contadini, artigiani e povera gente si avviarono verso la grotta preparata per volere di Francesco d’Assisi. Alcuni avevano portato del pane, altri delle uova, altri del latte e persino un agnello, altri avevano doni per farne omaggio al bambinello e dividerli con i poveri. Secondo una leggenda, quella sera fu visto apparire nella grotta un bellissimo bambino addormentato che Francesco, stringendo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno…
In quella notte, si realizzò il primo presepio vivente del mondo!
La rievocazione storica del primo presepe vivente del mondo si tiene a Greccio, ogni anno alla vigilia di Natale, presso il Santuario Francescano.
Da non confondere con le numerose rappresentazioni di presepi popolari, essa vuole rievocare l’evento che portò San Francesco, con l’aiuto del popolo di Greccio a rappresentare la natività.

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Escursione a greccio: prenota la tua escursione a Greccio per visitare i luoghi più misteriosi  del Lazio e sacri al cattolicesimo  in un hotel caratteristico di fine ” 600″, rinomato oltre per l’ottima ospitalità anche per buona cucina, ricercatezza e cordialità. Gli ambienti caldi e confortevoli, fanno da contorno alle prelibatezze di una cucina  genuina, basata in gran parte su prodotti “fatti in casa”, con un servizio  curato nei particolari da una collaudata gestione familiare. Si può gustare il meglio della gastronomia del territorio Si possono gustare deliziose pizze cotte con forno a legna. Il venerdi’ – sabato e domenica.

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cosa vedere nel Lazio: La battaglia di Montecassino

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Cosa Vedere nel Lazio:

La battaglia di Montecassino

DESCRIZIONE GALLERIA

” L’abbazia era un ammasso di rovine, tuttavia era ancora sotto il fuoco incessante dell’artiglieria. Tutto era in fiamme. Non era ancora finita. La montagna sacra era in preda alle convulsioni, come un toro da combattimento che stava per morire. Pietre monumentali volarono da tutte le parti… non c’era angolo che non bruciasse.”

da ” Gli Sporchi dannati di Cassino” di Sven Hassel

Battaglia Montecassino

Sono passati più di cinquant’anni da quando, un feroce  bombardamento aereo angloamericano distruggeva l’Abbazia di Montecassino, uno dei più insigni monumenti della civiltà.

Tale bombardamento alla luce dei fatti storici è apparso inutile in quanto  nell’Abbazia non si trovava – come dichiarò dopo il bombardamento l’Abate Diamare – alcun soldato tedesco, ed i tedeschi avevano escluso il monumento dalla propria organizzazione difensiva, rinunciando così ad avvalersi di quello che avrebbe potuto essere un caposaldo di prim’ordine, sulla vetta di uno scosceso monte che domina la vallata sottostante.Il bombardamento, oltre a distruggere barbaramente per la terza volta lo splendido complesso monumentale (le precedenti distruzioni erano avvenute ad opera dei longobardi nel 577-589 e dei saraceni nell’896), provocò la morte di gran numero di civili, che avevano trovato rifugio entro le sue mura, proprio in quanto sapevano che Montecassino rappresentava una sicurezza in mezzo all’infuriare della battaglia anche perché .l’Abate Diamare aveva indicato, l’esistenza di una “zona neutrale che si era stabilita intorno al Monastero.Dal punto di vista storico la Battaglia di Montecassino fu in realtà una serie di battaglie combattute durante la seconda guerra mondiale dalle forze Alleate con l’intenzione di fare breccia nella Linea Gustav, assediare Roma e collegarsi con le forze alleate che rimanevano confinate nella zona di Anzio. Il teatro delle operazioni, che impegnò i due eserciti dal gennaio al maggio del 1944, comprendeva la città di Cassino, la valle del Liri e i rilievi cheportano all’Abbazia di Montecassino, per una area di 20 kmq.

Le quattro fasi della battaglia

La prima battaglia iniziò il 12 gennaio 1944 e si protrasse fino al 12 febbraio e si svolse su due direttrici: nel primo tentativo di sfondare il fronte del Rapido gli Alleati condussero due attacchi diversi sui fianchi, mentre l’attacco principali fu condotto al centro. Alle 6,30 del 12 gennaio forze della Francia Libera attaccarono a nord della strada Colli al Volturno-Atina, ma vennero respinte alle pendici del monte Santa Croce; altre forze francesi, invece, riuscirono a conquistare monte Monna Casale. Tra il 13 e il 15 gennaio vennero occupate Acquafondata e Sant’Elia Fiumerapido. Sempre il 15 gennaio la 36. Divisione di fanteria USA conquistò il Monte Trocchio. Il 16 gennaio truppe marocchine della Francia Libera lanciarono un nuovo attacco per la conquista del monte Santa Croce ma non riuscirono ad espugnare le posizioni tedesche. Sull’altro fianco, il 17 gennaio venne lanciato un attacco, preceduto da un fuoco d’artiglieria durato quattro ore, da parte delle forze britanniche: il piano inglese prevedeva che la 5. Divisione conquistasse Minturno e si spingesse poi lungo la direttrice della valle dell’Ausente, al centro dello schieramento, invece, la 56. Divisione doveva conquistare il caposaldo di Castelforte, e a destra la 46. Divisione doveva assicurarsi una testa di ponte sulla riva opposta del Garigliano. La 5. Divisione riuscì ad avere facile ragione delle forze della 94. Divisione di fanteria tedesca, conquistando i paesi di Minturno e Tufo, e assicurando, il 18 gennaio, una testa di ponte abbastanza sicura e consolidata. Anche gli attacchi della 56. Divisioni riuscirono ad avere ragione delle truppe tedesche; mentre l’operazione della 46. Divisione fallì miseramente. Nel contempo il Generalfeldmarschall Albert Kesselring, comandante in capo delle forze tedesche in Italia, iniziò a far affluire forze nella zona di Cassino, in particolare il 1. Corpo paracadutista del General der Flieger Kurt Student. Il 20 gennaio i tedeschi riuscirono a respingere la 56. Divisione inglese oltre Castelforte. Quella stessa sera, dopo un’intenso fuoco di preparazione, la 36. Divisione USA attaccò le posizioni tenute dalla 15. Divisione-Panzergrenadier intorno al punto chiave del paese di Sant’Angelo in Theodice: i tedeschi trincerati sull’altra riva del Rapido falcidiarono i soldati americani intenti a guadare il torrente; dopo 48 ore di accaniti combattimenti le truppe americane avevano perso 1.700 uomini tra morti, feriti e dispersi. Sempre il 22 gennaio, ad Anzio, sbarcarono truppe alleate con l’obiettivo di aggirare la Linea Gustav di giungere a Roma, provocando in tal modo il collasso del sistema difensivo tedesco. Gli Alleati, dopo aver stabilito una testa di ponte, non riuscirono tuttavia a progredire. Il 24 gennaio le truppe francesi iniziarono l’attacco per la conquista del monte Cairo. Quella stessa sera iniziarono l’attacco al monte Cifalco, un’altura che dominava la valle formata dal torrente Secco e la zona di Sant’Elia: a prezzo di gravi perdite, e di sanguinosi corpo a corpo, nel pomeriggio del 25 gennaio riuscirono a conquistare la vetta del monte Belvedere, tappa intermedia verso il massiccio del Cairo. Sempre il 25 gennaio la 34. Divisione USA tentò di stabilire una nuova testa di ponte oltre il Rapido, inutilmente. Verso la fine di gennaio i tedeschi passarono al contrattacco, riconquistando monte Belvedere. Questo successo venne però vanificato dall’occupazione di Caira, oltre il Rapido; la battaglia continuò nei giorni successivi, in pessime condizioni ambientali, e con il solo obiettivo di conquistare singole colline. Il 2 febbraio avanguardie americane raggiunsero la periferia di Cassino, e il giorno successivo tentarono di entrare in città, venendo però fermati dalle difese tedesche. Il 6 febbraio il 168. Reggimento di fanteria americana tentò di conquistare il monte dove sorgeva l’Abbazia benedettina, venendo però fermato da un fuoco micidiale. Lo stesso giorno, invece il 135. Reggimento di fanteria americana riuscì a rioccupare il monte Calvario. Il 7 febbraio la postazione venne riconquistata dai tedeschi, i quali vennero sloggiati, il 9 febbraio dalle truppe americane, gli scontri si conclusero solo il 10 febbraio quando il 3. Reggimento della 1. Fallschirmjäger Division riprese definitivamente il monte. L’11 febbraio venne lanciato un nuovo attacco in direzione dell’Abbazia, ma le truppe del Commonwealth (2. Divisione neozelandese e 4. Divisione indiana) riuscirono ad avanzare di soli 300 metri sotto una tempesta di neve e di fuoco nemico: la prima battaglia di Montecassino era terminata con un netto successo difensivo tedesco. Seconda battaglia Fu la continuazione della prima, ma dalle posizioni avanzate appena sotto il Monastero e alla periferia di Cassino. Il piano era una manovra a tenaglia da nord e da sud della città e doveva coinvolgere i corpi neozelandesi e indiani. Gli indiani, molto più abituati ai terreni pesanti degli americani, trovarono pure infinite difficoltà ad avanzare sulla montagna e di fatto si bloccarono ai piedi dell’abbazia. I comandi alleati si resero conto dell’impossibilità di prendere il Monastero in quelle condizioni. In questo contesto, tra il 5 e il 15 febbraio maturò una delle decisioni più controverse dell’intero conflitto: il bombardamento di Montecassino. La questione chiave, a cui gli alleati risposero affermativamente era se il Monastero fosse o no occupato dai tedeschi. In effetti non lo era, ma questo lo si seppe solo dopo. Lo stesso generale Clark, che dette l’ordine, a posteriori ammette che fu un tragico errore di tattica militare, che rese poi tutto il lavoro più difficile. Il 15 febbraio l’aviazione rase a suolo Montecassino in un bombardamento che durò tutto il mattino. Il giorno dopo, nonostante la distruzione, gli attacchi degli indiani fallirono perché i tedeschi si impadronirono delle rovine che offrivano un riparo perfetto. La seconda battaglia era finita. Terza battaglia Nelle cinque settimane precedenti gli Alleati non erano riusciti a compiere grandi miglioramenti: avevano il fianco sinistro sulla sponda occidentale del Garigliano e avevano creato un profondo saliente nel fronte tedesco a nord di Cassino, ma non erano riusciti ad occupare la città e il monte dell’Abbazia di Monte Cassino che erano ancora in mani tedesche. Gli Alleati fecero ruotare le loro truppe e l’esausto 2. Corpo USA venne sostituito dalla forze della Francia Libera e dal Corpo d’armata neozelandese. Anche i tedeschi, il 20 febbraio, trasferirono la 90. Divisione-Panzergrenadier con la 1. Fallschirmjäger Division nel settore che comprendeva la città di Cassino, la collina del monastero e il monte Cairo; a nord di queste postazioni si trovava la divisione “Hoch und Deutschmeister” che difendeva la posizione chiave di Terelle. A partire dalle 8,30 del 15 marzo 1944, ondate di bombardieri alleati rasero completamente al suolo la città di Cassino, che era già stata gravemente danneggiata dai precedenti combattimenti: 575 bombardieri pesanti e medi e 200 cacciabombardieri scaricarono 1.250 tonnellate di bombe sull’abitato. Anche questa volta la precisione dell’aviazione alleata lasciò a desiderare: alcune bombe vennero lanciate sul Quartier generale dell’8. Armata e sull’artiglieria neozelandese causando 75 morti e 250 feriti; senza contare le perdite tra la popolazione civile italiana. Alle 12,30 iniziò il fuoco d’artiglieria: dopo due ore 746 cannoni avevano sparato 200.000 proiettili sulla città e sulla collina. Una volta terminato le truppe neozelandesi e indiane si lanciarono all’attacco, venendo però subito bloccate da una tenace resistenza tedesca: alla sera le truppe alleate erano penetrare meno di 200 metri fra le macerie della città, che nel frattempo si era trasformata in un’immensa barriera anticarro. Nei giorni successivi cruenti combattimenti tra le truppe indiane (tra i quali i temibili Gurkha) e neozelandesi vennero bloccati dalla tenace resistenza dei paracadutisti tedeschi (che per questo vennero soprannominati “Diavoli verdi” dagli stessi Alleati) arroccati fra le rovine del monastero, in quella che venne ben presto ribattezzata “la Stalingrado italiana”. Il 22 marzo, dopo l’ennesimo inutile assalto alleato, il Feldmaresciallo Alexander decise di sospendere ogni azione. Anche la terza battaglia si era conclusa con un sostanziale nulla di fatto. Le perdite tedesche erano però state pesanti: la 1. Fallschirmjäger Division era ridotta a una forza che andava dai 40 ai 120 uomini per battaglione. Anche gli Alleati avevano sofferto gravi perdite, con le truppe neozelandesi, indiane e inglesi che avevano perso 2.400 uomini in meno di nove giorni di battaglia. Di fronte a questa situazione, Alexander decise di aspettare la buona stagione prima di lanciare l’attacco finale alla Linea Gustav, in modo da prepararlo perché non potesse fallire. Quarta battaglia di Montecassino La cosiddetta Quarta battaglia di Montecassino venne combattuta dal Secondo Corpo Polacco del Generale Wladyslaw Anders (11-19 maggio). Il primo assalto (11-12 maggio) portò gravi perdite ma permise all’Ottava Armata britannica del Generale Sir Oliver Leese di irrompere tra le linee tedesche nella valle del fiume Liri, sotto il monastero. Il secondo assalto (17-19 maggio), compiuto a scapito di un prezzo immenso da parte delle truppe polacche, aiutate da una forza Marocchina composta da uomini abituati ai combattimenti in montagna, spinse i tedeschi della Prima Divisione Paracadutisti fuori dalla loro posizione sulle colline circostanti il monastero riuscendo quasi ad accerchiarli. Nelle prime ore del mattino del 18 maggio una pattuglia di ricognizione di Ulani Polacchi del 12° reggimento lancieri prese le rovine. La cattura di Cassino permise alle divisioni britanniche e statunitensi di cominciare l’avanzata verso Roma, che cadde il 4 giugno 1944 pochi giorni prima dello Sbarco in Normandia. Dopo i combattimenti, si verificò un feroce stupro di massa a opera dei goumiers, ossia soldati africani comandati da ufficiali francesi, che è passato alla storia con il termine di marocchinate.

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Valmontone i luoghi della battaglia

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II World War i luoghi della battaglia

Rivivete le tragiche vicende collegate alla  più famosa e sanguinosa battaglia della seconda guerra mondiale a Montecassino:  La devastazione di Valmontone.

 

Valmontone e le zone limitrofe offrono moltissimi spunti per godere di attrattive culturali e il nostro compito è anche quello di valorizzare elementi di storia e cultura che ci appartengono; momenti bui e storie di sofferenze che contribuiscono alla nostra formazione culturale. Tra questi possiamo includere i percorsi di guerra tra Colleferro e Valmontone che hanno caratterizzato parte della storia più complessa e vasta che ha interessato la liberazione di Roma ad opera degli alleati durante l’ultimo grande conflitto combattuto in Italia. Questo ha comportato la distruzione di interi centri storici, documentazioni e testimonianze del nostro passato.

Rivivere i luoghi dove persone hanno combattuto per la nostra libertà ci fa sentire fieri del nostro passato come popolo e come persone. E’ il caso  di un percorso che si snoda su  due paesi protagonisti della triste storia dell’occupazione tedesca e della devastazione arrivata per aprire un varco verso la libertà. Momenti storici intrisi di ristrettezze e  disagi, ma forse proprio per questo momenti di valori intensi alla riscoperta di patriottismo condivisione e fratellanza.

Si tratta di un percorso che parte dalla città di Colleferro, e termina a Valmontone. Colleferro in particolare è una cittadina che nel 1912, ospitava una fiorente fabbrica di esplosivi (Bombrini Parodi Delfino)  che attirò  manovalanza da ogni parte d’Italia, in special modo da Umbria e Marche. Quel piccolo agglomerato urbano adiacente alla fabbrica di esplosivi fu importante per determinare l’abbondanza di lavoro e lo sviluppo di un certo benessere ma attirò naturalmente l’attenzione dei  bombardamenti degli aerei nemici che volevano  distruggerla. Per sfuggire ai  bombardamenti, i residenti si ritirarono in alcuni rifugi sotterranei ricavati dalle cave di pozzolana, scavate per soddisfare le necessità di ampliamento del centro urbano sorte dopo l’apertura della fabbrica di esplosivi; i rifugi sono  oggi visibili e visitabili.

Stiamo parlando di 6 chilometri di cunicoli alti tra i 3 ed i 4 metri e larghi circa 3 metri con almeno 15 aperture esterne utilizzate per entrare ed uscire da diversi punti della città.
Gli abitanti di Colleferro, dovevano aver passato interi periodi nascosti nei rifugi. Ciò si evince dalla presenza di locali attrezzati a cantina o ad infermeria, di una cappella di preghiera, diverse cavità adibite a stanze per riposare, un’osteria e, addirittura, dalla presenza di un locale adibito ad ufficio anagrafe (per registrare nascite e morti).

Tra il 1943 ed il 1944, all’interno dei rifugi di Colleferro si sono celebrati 14 matrimoni e 159 tra comunioni e cresime.

I rifugi sotterranei di Colleferro, oggi sono un enorme patrimonio culturale e sono visitabili su richiesta prendendo un appuntamento con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Colleferro (Centralino 06.972031), oppure in occasione di particolari eventi, sempre puntualmente pubblicati sul sito del comune stesso.

percorsi di guerra a valmontone e colleferro

Il soffitto di Palazzo Doria Pamphili

La distruzione di Valmontone creò il formarsi di molte centinaia di sfollati che erano rimasti senza beni e senza tetto e che trovarono trovarono rifugio nel Palazzo Doria Pamphilj.

Quelli visibili oggi sono rappresentati nelle stanze degli elementi (aria, acqua, fuoco, terra), le sale dei continenti allora conosciuti (Americhe, Europa, Asia e Africa) e nella magnifica sala del principe con decorazioni Trompe-l’oeil e due cappelle private (quella del Padreterno e quella di Sant’Agnese).

Visitando Palazzo Doria Pamphilj, il fatto che gli sfollati trovarono una casa all’interno delle sue sale è ancora oggi ben visibile. E’ possibile infatti notare  all’interno delle sale le tracce dei tramezzi che furono eretti per garantire un minimo di privacy. Anche le tende scorrevoli venivano utilizzate per questo scopo.

All’epoca  centinaia e centinaia di persone si accalcavano negli ambienti condividendone gli spazi. Uomini donne e bambini costretti a una convivenza forzata ma uniti dalla forte volontà della sopravvivenza e che  collaboravano tra loro per garantirsi un futuro soffrendo e patendo ma con una grande forza di volontà.

Una mostra fotografica permanente testimonia ulteriormente questo periodo storico.

Gli ultimi sfollati abbandonarono Palazzo Doria negli anni ’80 e ancora oggi, ogni tanto vi si recano in visita degli anziani  che hanno vissuto questa esperienza.

La distruzione di Valmontone è un episodio della battaglia per Roma, molto sofferta che si innesta nella Campagna d’Italia.
Per quanto sia stato un evento tristissimo e luttuoso, per capirne le ragioni è necessario allontanarsi un po’ dal paese e guardare cosa stava succedendo intorno, in modo da farsi un’idea dei piani, degli errori e delle persone che hanno guidato gli eventi. Esiste un’ampia documentazione sui fatti.
Noi, l’Italia, la guerra l’avevamo già persa da quasi un anno.
Al sud era stato ricostituito un esercito, che ebbe il battesimo del fuoco a Montelungo, nell’ambito della battaglia di Cassino.
Anche al nord era stato ricostituito un esercito e, al di là del giudizio politico e storico, va detto che le formazioni dell’Italia di Salò si comportarono bene in combattimento, in particolare nella battaglia per Anzio che ci riguarda da vicino. A dare questo giudizio furono i Tedeschi, che non erano certo benevoli nei nostri confronti.

Definire questa campagna come ‘battaglia per Roma’ non è del tutto corretto. L’obiettivo di Roma era grandissimo sul piano propagandistico, ma assai scarso su quello militare, e a Roma in quanto tale non ci furono combattimenti. La dichiarazione di ‘città aperta’ era stata fatta solo dagli italiani, ad agosto ‘43, per cui non c’era alcuna garanzia che i tedeschi non volessero combattere al suo interno. Anzi, erano stati fatti vari piani in proposito, tra cui quello di far saltare tutti i ponti sul Tevere. Il comando tedesco, però, aveva deciso che il costo politico della distruzione di Roma in battaglia fosse troppo alto e aveva quindi già deciso da tempo di non combattere per la città, ritirandosi alla svelta verso nord se non fossero riusciti a tenere Cassino, prima, e la linea Caesar, dopo. Qusta è la nostra storia che caratterizza le nostre origini.

 

 

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visitare montecassino i luoghi della battaglia

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visitare montecassino i luoghi della battaglia

Rivivete le tragiche vicende della più famosa e sanguinosa battaglia della seconda guerra mondiale a Montecassino: Battaglia Montecasisno.

Visitate l’Abbazia Montecassino

In collaborazione con il  Cassino War Memorial  potrete effettuare delle  visite guidate ai reali campi di battaglia lungo la ex linea tedesca di difesa “Gustav“.  Dove gli eserciti dell’asse e degli alleati si sono scontrati e potrete seguire i passi delle battaglie che hanno avuto luogo tra il  gennaio e il -maggio 1944.  Con l’ausilio di guide esperte vi saranno mostrati  i luoghi e spiegate le strategie e gli sviluppi delle battaglie. Un percorso storico  educativo didattico per conoscere la storia d’Italia

Le Visite devono essere prenotate in anticipo richiedi info qui

Vuoi saperne di più? Leggi la storia della battaglia di montecassino

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Primo Tour escursione a Montecassino 1) Battaglia di Montecassino

Visita guidata al campo di battaglia di Montecassino, con escursioni al Monumento ai Caduti Polo. Il tour si conclude con un sopralluogo all’ Abbazia di Montecassino. Successiva visita guidata sul campo di battaglia di Montecassino, al Sacrario Polacco e Visita all’Abbazia finale..

Secondo  Tour escursione a Montecassino 2) Mignano e S.Pietrio Infine

Visita guidata al Sacrario italiano di Mignano Monte Lungo e Silla cresta del monte, Dalla Pasquale e possibile ammirare il Settore di attacco del

dicembre 1943.

Il tour prosegue con una gita alle rovine di San Pietro Infine, un piccolo teatro città distrutta di molte sanguinose battaglie.Visita guidata al monumento ai caduti italiani in Mignano Monte Lungo e lungo il crinale del Monte. da lì è possibile vedere il  settore in cui l’attacco ha avuto luogo nel dicembre 1943. La visita prosegue con l’escursione Presso i ruderi del Paese di San Pietro Infine, teatro di  sanguinosi  combattimenti.

Terzo  Tour escursione a Montecassino 3) La Linea Hitler

Visita guidata al settore Piedimonte San Germano-Aquino-Pontecorvo. Il tour prosegue con un viaggio nella zona del fiume Melfa, nei pressi di Roccasecca, dove le truppe canadesi sfondarono la linea difensiva tedesca denominata “Linea Hitler”. Successivamente, con escursione finale, si arriverà nell’area del fiume Melfa, pressoterapia Roccasecca, colomba dove si verificò lo sfondamento della linea difensiva Tedesca ad opera delle Truppe Canadesi.

Quarto  Tour escursione a Montecassino 4) I monti della linea Gustav

Visita guidata al settore del Monte Cifalco, Colle Abate e visita al cimitero di guerra tedesco di Caira.

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