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cosa vedere nel Lazio: flying in the sky

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Cosa vedere nel Lazio flying in the sky 


Flying In The Sky

A Rocca Massima Il volo del falco pellegrino se non sai cosa vedere nel Lazio prova ” Flying in the sky“. Vi proietta ad una quota di 730 metri con una velocità media di 120 km/h. Può raggiungere un massimo di 150 Km/h percorrendo un cavo ad estensione di 2250 metri. La quota di arrivo è di 315 metri, raggiungendo un’altezza massima di 310 metri da terra e si atterra su una rampa in assoluta sicurezza.

Si tratta di un percorso sviluppato su una struttura a fune aerea che si trova a Rocca Massima.  Flying in the Sky permette a tutti famiglie con bambini e coppie di provare la sensazione di volare come un falco pellegrino. Volerete  attaccati a una fune d’acciaio in tutta sicurezza dove godrete di un immenso panorama. Sspazia dalle coste laziali ai colli albani fino ai monti abruzzesi. Ammirate uliveti, zone carsiche e planate proprio alle pendici del Monte Sant’Angelo, la culla del Falco Pellegrino.

Navetta inclusa all’arrivo per ritornare al punto di partenza. È richiesto un abbigliamento comodo.

L’attrezzatura è inclusa nellìattarzione: imbragature per voli singoli e doppi, ganci e tutto il necessario per una discesa in tutta sicurezza.

Adatto anche ai bambini, peso minimo richiesto per accedere al volo 40 kg. Peso massimo consentito per il volo doppio: 150 kg.

Gli orari possono variare in base alla stagione e al clima.

 

Flying In The Sky


Flying In The Sky

Flying In The Sky

Condizioni di utilizzo dell’attrazione:

  • Minori di 18 anni possono effettuare il volo solo se accompagnati da un adulto o in coppia.
  • Il peso minimo per il volo singolo è di 40 Kg, il massimo è di 120 kg.
  • Peso massimo per il volo in coppia è di 150 kg complessivi.
  • La differenza di peso tra le due persone che effettueranno il volo in coppia può essere al massimo di 40 Kg.
  • E’ obbligatorio presentarsi con abbigliamento comodo e scarpe chiuse.
  • Sarà possibile effettuare il video del proprio volo con l’attrezzatura di Fly in the sky ( camera GoPro) al costo di € 10,00. Se si usa la propria attrezzatura è necessario un attacco GoPro al costo di € 5,00
  • In caso di problemi personali o di salute è possibile cambiare la data del volo con un preavviso di almeno 7 giorni dalla data prenotata.
  • La prenotazione effettuata non è in nessun caso rimborsabile.

Prima di procedere all’acquisto assicurati di leggere attentamente

Flying in the Sky è una struttura a fune area che consente di volare attaccati ad una salda corda d’acciaio in assoluta sicurezza. Avrete la possibilità di godere del bellissimo panorama offerto dalle coste laziali, dai colli albani e dai monti abruzzesi. Flying in the Sky è un’esperienza unica ed emozionante che saprà soddisfare tutti gli amanti del brivido e dell’adrenalina.

Il volo si effettuerà ad un’altezza di  310 metri partendo da una quota di altezza massima di 730 metri. Si giungerà infine ad una quota di arrivo di 315 metri. Il percorso da brivido correrà sulla fune per una lunghezza di 2250 metri ad una velocità massima di oltre 150 km orari.

A tutti i coraggiosi volatori verrà fornita l’attrezzatura completa per effettuare il volo in tutta sicurezza. Imbragature, ganci e tutto quanto il materiale necessario consentiranno di godersi l’esperienza in piena tranquillità. Concentratevi solo sul turbinio di emozioni che vivrete.

Come arrivare a Rocca Massima

IN AUTO Da Nord – Uscita A1 Valmontone, direzione: Artena – Giulianello – Rocca Massima

Sud – Uscita A1 Anagni – Fiuggi T., direzione: Gavignano – Segni – Rocca Massima

Roma – Via Appia, direzione: Albano – Genzano – Velletri – Rocca Massima

Dalla SS Pontina, direzione: Cisterna – Cori – Rocca Massima

IN TRENO

sconsigliato  consigliato venire in auto per la non facile gestione dei trasporti pubblici nell’area.

Flying In The Sky

Scopri il Lazio è un progetto di Valmontone Family Welcome magicland.  La tua vacanza emozionante intrisa di storia, archeologia, tradizioni, paesaggi, emozioni. Prova anche la cultura enogastronomica nel territorio del Lazio


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trekking vicino roma

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Trekking vicino Roma:

passeggiare nel Lazio

“Riprendere il rapporto con la natura, gite naturalistiche nel Lazio, trekking ed  escursioni  a piedi nel lazio per sentire il respiro della natura entrare dentro. Un rapporto incredibile genuino e naturale che arriva al cuore e prende l’anima come nessun altro elemento sa fare. E’ il territorio  denso di racconti antichi che permette di vivere esperienze uniche intrise di storia e misteri che risalgono alle origini dell’uomo…indimenticabile “

trekking vicino roma

IL LAZIO DA SCOPRIRE PASSEGGIATE E NON SOLO

Il Lazio come palestra naturale e sensoriale. 
E’ possibile allenarsi senza pesi e attrezzi? Scopriamolo con il personal trainer Michele e con Federica.

Siamo a pochi a pochi chilometri da Valmontone e il paesaggio intorno  non ha nulla a che fare con una classica palestra dove si pratica fitness.
Scendo dalla macchina e la mia attenzione viene immediatamente catturata da un cartello. È l’indicazione che cercavo. Recita: “Da qui iniziano le passeggiate fitness”. Davanti a me si palesa un piacevolissimo sentiero che si addentra in un boschetto. Incuriosita respiro a pieni polmoni. In un luogo così viene naturale iniziare a muoversi, fare un po’ di jogging, allenare i muscoli.

E’ incredibile come si possa passare da un paesaggio cittadino con la veduta del parco Rainbow Magicland si passi ad addentrarsi nell’interno di un luogo interamente coperto di vegetazione a tu per tu con la natura.

Tutta presa dal mio desiderio di movimento quasi non mi accorgo che Michele mi ha raggiunta. Sarà il mio personal trainer e guida nel percorso della mia personale palestra all’aperto. L’ho conosciuto qualche mese  fa nella palestra in cui lavora come personal fitness trainer, dentro un ambiente ristretto quasi soffocante e quasi di sfuggita ed è la prima volta che lo incontro fuori. Percepisco subito un’energia diversa, credo sia monto più a suo agio  all’aperto. “Sai io adoro allenarmi a stretto contatto con la natura, con la mente libera che spazia all’aperto mentre mi godo il paesaggio intorno ” mi dice subito, come se avesse letto nella mia mente 🙂

Immagino che per lui sia naturale trovarsi in questo ambiente segue spesso percorsi di trekking fa arrampicate. Insomma, è di quei tipi che non stanno mai fermi. E soprattutto sa sfruttare le innumerevoli opportunità che può offrire la nostra terra , assaporando ogni singolo attimo nella vita per i valori che veramente valgono e in questo modo vive il respiro della nostra terra.  Oggi ho scoperto che  bastano infatti pochi minuti per allontanarsi dai centri abitati e ritrovarti in una palestra naturale ma a misura d’uomo coperta interamente dal verde; che tu abbia voglia di allenarti intensamente o di fare solo una semplice e tranquilla passeggiata è come attraversare un mondo parallelo.

Contadino per un giorno

Durante il nostro allenamento Michele mi ha raccontato che la palestra naturale non finisce mai così quando è stato contadino per un giorno. E’ qualcosa di molto diverso da un freddo macchinario impolverato che trovi nelle palestre perché ha il calore della vita reale e tutta la storia della fatica e delle ricompense che ti da lavorare la terra. La giornata che ha trascorso tempo fa con un contadino in una piccola frazione qui vicino lo ha lasciato con molti feedback positivi ed è un’esperienza che vuole riprovare. – Sostiene che ciò che per un contadino è un lavoro quotidiano per lui ha significato un allenamento diverso dal solito. -“Ho allenato il mio corpo svolgendo dei lavori utili – mi racconta Michele –. Abituato a vivere in città, mi sono avvicinato per la prima volta alla realtà contadina”. Pur conoscendo un po’ la vita campagna, mi stupisco ogni volta di come può essere intensa una giornata trascorsa lavorando in una fattoria. – Sai all’inizio è stato solo per scommessa.- mi racconta- Un mio amico mi aveva detto che è facile allenarsi con gli attrezzi moderni e non come facevano i contadini di una volta che si facevano i muscoli lavorando duramente. – È stato un esperimento ma devo dire che aveva ragione. Volevo capire la differenza tra chi allena i suoi muscoli per tenersi in forma e chi invece li allena inconsapevolmente svolgendo il suo lavoro quotidiano.- Sono esperienze che lasciano il segno in maniera positiva per chi ama la propria terra e si confronta con la natura circostante.

UN PERCORSO DI TREKKING NEL LAZIO CHE PARTE DA VALMONTONE 

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IPOTECA LE TUE PASSEGGIATE NEL LAZIO A CONTATTO CON LA NATURA E SOGGIORNA A VALMONTONE

Oggi abbiamo visto come è possibile fare palestra in modo naturale e nello stesso tempo ricreare un proprio personale rapporto con la natura che ci circonda. Vediamo come scoprire il Lazio avendo come base la città di Valmontone e la sua vastissima rete di strutture ricettive.  Scarica la piantina  con l’elenco dei posti da visitare vicino Roma, e soggiornare a Valmontone che ha una posizione strategica importantissima perché si trova al centro di tutti i luoghi segnalati. La lista è comodissima  per pianificare il vostro viaggio alla scoperta della meravigliosa campagna romana,delle colline laziali, dei parchi divertimento e Roma la capitale. 

     

VALMONTONE AL CENTRO DI TUTTO! 

Come avete potuto constatare, nel raggio di una media di 30-40 Km c’è un mondo da scoprire. Il vantaggio di alloggiare a Valmontone e dintorni è quello di essere al centro di tutto, ovvero di avere tutte le località, più o meno alla stessa distanza. Così esplorare il Lazio e la natura è davvero qualcosa di speciale.

                                                     SCARICA LA PIANTINA SCOPRI IL  LAZIO

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curiosità del Lazio

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Curiosità del Lazio 

il mondo contadino

“Il territorio  ha plasmato la gente di questi luoghi e la natura ne ha segnato i ritmi: nelle valli trascorre la vita contadina fatta di semplicità, amore per la natura e genuinità; all’ombra della capitale, tra pendii scoscesi, campi coltivati e pascoli sterminati, le giornate sono scandite dal sorgere del sole che chiama al lavoro; la sera, dopo la fatica nei campi, si ripercorrono le tradizioni  gustando piatti tipici, giocando a carte e cantando canzoni:  la vita nelle fattorie  non conosce stress: uguale nei secoli, segue il ritmo delle stagioni, nel rispetto della della natura”

IL LAZIO DA SCOPRIRE: MATRIMONIO CONTADINO

Il paesaggio del Lazio è estremamente variegato.  Esiste però un filo conduttore che unisce queste realtà apparentemente così diverse e contrastanti: l’agricoltura e il legame con la natura, che hanno disegnato il paesaggio e contribuito a mantenere vive le tradizioni più genuine, come quella di sedersi intorno a un vecchio tavolo di legno per gustare formaggio e vino.

Scopriamo il Lazio a misura d’uomo con le sue tradizioni, usi e costumi di una volta che si tramandano nel tempo e  che dimostra l’importanza che gli abitanti danno alla tipicità e alla regionalità.

Una storia di fatica 

La passione di essere un contadino è parte integrante dell’amore per la propria regione e il desiderio di preservare le antiche tradizioni che si perdono nelle storie di famiglia fin dai tempi antichi. Storia di mezzadri, di povertà e di fatica che hanno tessuto le radici di quello che siamo ora e che quindi sono parte integrante del nostro DNA sempre teso alla salvaguardia del patrimonio vegetale e di quello animale. Una vita quella del contadino che spesso rappresenta una grande sfida quotidiana e che si riflette a volte nel lavoro fatto  in condizioni onerose. Ma le difficoltà non riescono a vincere il forte legame che unisce i contadini alla loro terra e alla loro regione, anzi, quasi rafforza il loro senso di appartenenza: anche se sono molti quelli che decidono di andarsene la sfida fa parte dell’essere umano e ci rende la consapevolezza che la fatica e l’impegno sono le vere ragioni delle soddisfazioni nella vita.

Vacanze in b&b

Per molti la possibilità di ospitare turisti in b&b  è diventata anche una ulteriore fonte di sostentamento. Nella regione anche a  seguito della costruzione del parco Rainbow Magicland e il vicino Outlet l’ospitalità data alle famiglie in visita ai parchi divertimento garantisce agli abitanti un reddito ulteriore e permette ai turisti di vivere a diretto contatto con il mondo contadino e di assaggiare le specialità regionali in un ambiente tradizionale e genuino. Sono molte le strutture b&b improvvisatesi e che offrono vacanze che permettono ai turisti in visita di scoprire in prima persona la vita dei contadini. Molti di loro possono assistere a volte a delle vere feste come accade quando ci sono gli sposi che magari salgono su un trattore; l’evoluzione moderna del matrimonio effettuato su un carro trainato dai buoi.

La maggior parte delle coppie che decidono di convolare a nozze, scelgono come stagione quella più calda. Non era così in passato, perché si usava celebrare il matrimonio, in inverno perché l’estate era dedicata al lavoro nei campi;  i giorni di lavoro erano quindi preziosi e non si potevano sprecare.

Il matrimonio contadino era prassi frequente nel passato con delle bellissime coreografie risalenti ai primi  del Novecento ed è rimasto in uso comune almeno fino agli anni Settanta, per poi scomparire nel dimenticatoio. Esistono però varie ricorrenze come la festa del matrimonio contadino che è stata celebrata a Gavignano insieme alla  XIII Sagra dei Maccaruni con abiti e accessori usati tra  il ’700 e ’800” e dalla rievocazione storica del “Matrimonio Contadino”grazie al lavoro certosino presentato al Palazzo Baronale e derivato da un’attenta ricerca del Prof. Piero Capozi nell’Archivio Storico di Gavignano, nell’archivio Notarile Mandamentale e nell’ archivio Storico Innocenzo III di Segni, sono state approfondite anche attraverso l’abbigliamento, tutte le varie differenze  esistenti tra i vari ceti e ruoli sociali, offrendo uno spaccato di vita contadina dell’epoca

Per l’occasione vengono “rispolverati” gli abiti tradizionali, custoditi con cura, e tutto viene ricostruito come era un tempo. 

Proviamo ad immaginare un matrimonio contadino nel Lazio d’epoca… il corteo nuziale è formato dagli sposi, dai genitori, dai testimoni, dagli amici e conoscenti. Ognuno ha un abito indicante il rango. I vestiti sono un’esplosione di colori, piume, coccarde, nastri, ricami, catene e spille.
Dopo la cerimonia è ora della festa e del sontuoso banchetto nuziale, con ben quindici portate. Come torta nuziale vi è un dolce tipico. dopo il taglio della torta si aprono i balli di cui uno è di buon auspicio. Alla fine tutto finisce a tarallucci e vino…….una giornata di emozioni indimenticabili resa memorabile nel tempo dall’allegria e la passione per la semplicità.

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IPOTECA LE TUE PASSEGGIATE NEL LAZIO A CONTATTO CON LA NATURA E SOGGIORNA A VALMONTONE

Oggi abbiamo visto come funzionava il matrimonio contadino e quanta passione e calore c’è nel Lazio tutto da vivere e sentire dentro di se.  Vediamo come scoprire il Lazio avendo come base la città di Valmontone e la sua vastissima rete di strutture ricettive.  Scarica la piantina  con l’elenco dei posti da visitare vicino Roma, e soggiornare a Valmontone che ha una posizione strategica importantissima perché si trova al centro di tutti i luoghi segnalati. La lista è comodissima  per pianificare il vostro viaggio alla scoperta della meravigliosa campagna romana,delle colline laziali, dei parchi divertimento e Roma la capitale. 

     

VALMONTONE AL CENTRO DI TUTTO! 

Come avete potuto constatare, nel raggio di una media di 30-40 Km c’è un mondo da scoprire. Il vantaggio di alloggiare a Valmontone e dintorni è quello di essere al centro di tutto, ovvero di avere tutte le località, più o meno alla stessa distanza. Così esplorare il Lazio e la natura è davvero qualcosa di speciale.

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cosa vedere nel Lazio: il villaggio bushi adventures Roma

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Cosa vedere nel Lazio

il villaggio bushi adventures Roma 

Villaggio-Bushi- roma

Nuove avventure vi aspettano al  Villaggio Bushi Adventures un nuovo parco acrobatico realizzato in altezza tra gli alberi nel parco di Veio dove storia e avventura si fondono per affrontare percorsi di diverse altezza e difficoltà adatti a bambini, ragazzi e adulti.

Situato a 20 minuti da Roma vicino alla riserva naturale del Vejo il parco Bushi Adventures è ideale per vivere dei momenti indimenticabili insieme a tutta la famiglia. E’ infatti possibile misurarsi  in percorsi che offrono fantastiche passerelle Himalaya Vincolate, Ponti Nepalesi. Ponti di Liane. Ponti con Rete a “V”, Ponte Tibetani, Zip Line Orizzontali, Passerelle con Assi, che metteranno alla prova l’  equilibrio, velocità, capacità di superare gli ostacoli e la voglia di avventura!

Molto avvincente anche l’uscita in notturna ( che va prenotata) o addirittura organizzare li una festa di compleanno.

hotel valmontone contattiHarf consiglia: un parco avventura è l’ideale per coinvolgere tutta la famiglia e vivere dei splendidi momenti insieme perché mette in risalto tutta la competitività dei bambini che possono così misurarsi con i loro genitori e vivere l’unione familiare divertendosi.

Dopo il divertimento sarà possibile noleggiare barbecue per una fantastica grigliata.

 

Oltre ai percorsi acrobatici ci si può rilassare e fare e passeggiate nell’incantevole scenario del parco di Veio e respirare l’aria 2 etrusca” oppure praticare insieme il tiro con l’arco,  fare passeggiate con pony.

questa è la mappa completa del parco.

villaggio bushi piantina

L’avventura comincia con  giochi sospesi tra gli alberi, camminando tra passerelle, ponti tibetani e tirolesi mozzafiato alte fino a 70 metri di altezza, ovviamente nella  massima sicurezza e con l’assistenza di personale qualificato. Nei percorsi ludico-sportivi, si mette alla prova il proprio equilibrio, la velocità, la capacità di superare ostacoli e la voglia d’avventura .

I percorsi sono adatti a tutti: dai più piccini agli adulti più temerari, dai gruppi scolastici alle associazioni, dalle famiglie con bambini ai gruppi di amici. Nel parco è  possibile fare:

  • Percorsi Acrobatici
  • Barbecue
  • Aree pic-nic gratuite
  • Punti di ristoro
  • Piscina
  • Scuola di tiro con l’arco
  • Passeggiata sul Pony o in calesse
  • Gite scolastiche

Alcuni percorsi sono fortemente adrenalinici e grazie alla conformazione del territorio si sviluppano su grandi altezze e dislivelli naturali. I  percorsi per bambini, per ragazzi e adulti sono divisi in base ad altezza ed età del partecipante.
Infine per i più piccoli è presente il percorso piccolo marines (gratuito)  accessibile dai 3 ai 5 anni di età.
Si accede ai percorsi con dispositivi di protezione obbligatori (dispositivi di protezione) dai 4 anni di età e i 110 cm al polso alzando il braccio sopra la testa.
Per i bambini Dai 4 ai 7 anni i genitori dovranno essere presenti e seguire i bambini da terra durante il loro percorso.
I percorsi ragazzi sono accessibili solo se si superano i 150 cm al polso alzando il braccio sopra la testa e gli 8 anni di età.
I percorsi adulti sono accessibili per chi  supera i 160 cm al polso alzando il braccio sopra la testa e i 12 anni di età.

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luoghi misteriosi nel Lazio: Gallerie di Pietra Pertusa

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luoghi misteriosi nel Lazio:

Gallerie di Pietra Pertusa

luoghi misteriosi del lazio
Un viaggio nel mistero e nell’interrogativo della storia, siamo dnetro ai  straordinari trafori realizzati migliaia di anni fa da etruschi e romani, a pochi chilometri da Roma, sul margine orientale del Parco di Veio, per vivere un’escursione fiabesca tra specchi d’acqua, misteriosi ambienti ipogei e resti di ninfei.

Inoltriamoci negli affascinanti segreti degli ambienti ipogei alla ricerca di verità nascoste dell’ancora inesplorato popolo etrusco.

Si parte dalla torre di Pietra Pertosa dove è possibile ammirare due limitrofi  trafori, etrusco e romano,  forse parte di una strada  costruita dagli Etruschi molto probabilmente per collegare velocemente Veio con il Tevere e il mare.

La Galleria etrusca costa di circa  350 metri  dove lo specchio d’acqua e la vegetazione offrono visioni suggestive fino all’arrivo della  galleria romana dalla alta volta parzialmente crollata che è impressionante; vicino si trova scavato nel fianco di uno sperone roccioso, a corredo della villa di un patrizio romano, un bellissimo ninfeo.

luoghi segreti del lazio

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cosa vedere nel lazio: vivere la natura nelle colline laziali

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cosa vedere nel Lazio:

Vivere la natura nelle colline laziali

“Rigenerarsi, concedersi momenti meravigliosi a contatto con la natura in completa tranquillità e relax lasciandosi sedurre dai gusti, dai colori e dai sapori di una volta.”

 

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La pasta fatta in casa, i biscotti della nonna, muoversi a contatto con la natura, lunghe passeggiate, percorsi in bicicletta, armonia dei suoni e dei colori di campagna, visita del parco naturalistico di Paliano, lasciarsi sedurre dalle danze d’amore degli uccellini, un massaggio rilassante, visitare la valle dei pony  oppure provare un brivido al club fuoristrada di Valmontone.

Sono solo alcune delle possibilità di chi vuole ritrovare il suo rapporto con la natura e rigenerarsi .

Possibilità di abbinamento di pranzo o cena presso trattoria convenzionata che vi preparerà delle vere delizie usando prodotti di qualità abbinamenti originali e gustosi condimenti preparati con creatività e con ortaggi coltivati nel proprio orto; una vera delizia per il palato, per gli occhi e per il cuore anche nelle fattorie per bambini nel lazio.

Fare una lunga passeggiata in un parco, in campagna o in riva al mare, non è solo uno dei modi più piacevoli per trascorrere il proprio tempo libero, è un esercizio essenziale , quasi necessario,  per restare in buona salute.Le ragioni che ci inducono a scegliere uno stile di vita che ci avvicini maggiormente alla natura sono molteplici. La fuga dallo stress quotidiano e dai rumori, il bisogno di riscoprire ritmi di vita più idonei al nostro equilibrio, la ricerca di un alimentazione più sana e genuina e molto, molto altro ancora. Stare a contatto con la natura significa lasciare a casa tutte le negatività e riscoprire uno stile di vita più semplice, più sobrio, anche se, molto spesso, più impegnativo. Quante volte vi sarà capitato di sognare di avere un appezzamento di terreno dove vivere in armonia con i ritmi della natura e respirare a pieni polmoni il profumo della campagna: immergersi con tutti e cinque i sensi in un ambiente rurale per fuggire dalla grigia quotidianità. Il famoso detto ” voglio vivere in campagna” fa testo. Molte persone dalle finestre di casa non vedono nemmeno un albero, solo tetti , camini o grigi muri. I rumori sono diversi, non naturali, rumori di  passi e discorsi efficienti, discorsi di moda o lamentele del lavoro, non i pallidi e dolci rumori di campagna.

bicicletta valmontonePercorsi in bicicletta

Bellissimo percorso amatoriale in famiglia con i dolci sussurrare della natura o per i più sportivi un percorso da fare in bicicletta tra valmontone e dintori: Labico-Valmontone-Colle Vallerano-Valle Pera-Lariano-Monte Artemisio. Circa 43 km partendo e ritornando a Labico si passa per Labico-Valmontone-Colle Vallerano-Valle Pera-Lariano-Monte Artemisio.

Il litorale romano

Istituita nel 1996, la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano è una delle più singolari dell’intero sistema nazionale di Aree Protette. Misura 15.900 ettari, vale a dire circa il doppio del parco nazionale del Circeo, e nel suo perimetro dalla forma quanto mai frastagliatalitorale romano (misura oltre 140 km) è incluso un mosaico di ambienti naturali scampati all’urbanizzazione. E sono boschi sempreverdi, argini e foci fluviali, dune, zone umide, distese di macchia mediterranea, tratti di Campagna Romana di sorprendente bellezza.

Anche i paesaggi agrari sono diffusi, dominati dalle linee rette di canali, collettori, idrovore delle grandi bonifiche costiere realizzate a partire dalla fine dell’Ottocento. Assieme ad essi, alcuni siti archeologici tra i più importanti d’Italia – come ad esempio Ostia Antica – testimoniano ancora del passato illustre di questo tratto di Lazio costiero.

 

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cosa vedere nel lazio: Palestrina città medioevale

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Cosa vedere nel Lazio

Palestrina Città Medioevale

Palestrina, un meraviglioso borgo che conserva la caratteristica struttura medioevale a  pochi chilometri da Roma, una cittadina di provincia ricca di tradizioni, Palestrina, dove il passato e il presente si fondono per regalare momenti di autentiche emozioni fuori del tempo.

 

E’ la Preneste del Santuario della Dea Fortuna Primigenia, della villa imperiale che ha restituito l’Antinoo Braschi, del martire Agapito, di Giovanni Pierluigi principe della musica e luogo dove naque l’ancor più nota tecnica di ricamo che dalla cittadina prende il nome: il ”Punto Palestrina”; è la città feudo delle famiglie Colonna e Barberini e ‘la piccola città’ dove soggiornarono i fratelli Thomas e Heinrich Mann, è la Palestrina dei bombardamenti del 1944, che riscopre tra le macerie le sue radici antiche.

E poi c’è la cucina tipica, un’accoglienza autentica, la ricercatezza dell’arte e dell’artigianato…non resta che farsi coinvolgere dall’atmosfera delle feste paesane e dagli appuntamenti letterari e culturali!

Il Santuario della Fortuna Primigenia Il santuario oracolare della Fortuna Primigenia costituisce una grandiosa realizzazione architettonica databile verso la fine del II secolo a.C. anche se l’origine del luogo di culto risale ad epoca più antica.

Il tempio si articola in una serie di terrazze artificiali disposte sul pendio roccioso. Sulla “terrazza degli emicicli”, davanti all’esedra di destra, si conserva un pozzo, identificato con quello in cui, secondo Cicerone, il nobile prenestino Numerio Sufficio avrebbe rinvenuto le sorti, ovvero delle tavolette di legno da cui si traevano auspici sul futuro.
Presumibilmente gli oracoli venivano redatti all’interno dello stesso pozzo da una figura (probabilmente femminile)che si manteneva però nell’ombra. Per ricevere i responsi si calava all’interno del pozzo un fanciullo che poi consegnava le tavolette a coloro che avevano posto le domande e che avevano fornito un degno contributo.
Il Museo nazionale archeologico prenestino
Il Museo è ospitato dal 1956 all’interno del Palazzo Barberini, costruito sulla sommità del santuario della Fortuna Primigenia. Ospita numerosi reperti: cippi, busti, basi funerarie, statue e oggetti di uso quotidiano provenienti dalle necropoli della città.
Di particolare rilevanza il grande Mosaico nilotico (circa 80 a.C., dimensioni: 5,85 x 4,31 m), proveniente da un aula del Foro repubblicano della città e raffigurante il paesaggio esotico del Nilo, uno dei pochi esempi conservati di mosaico di epoca repubblicana.
Il museo ospita inoltre il gruppo scultoreo della Triade capitolina, uno degli esemplari meglio conservati tra quelli che raffigurano insieme Giove, Giunone e Minerva, conservato nella quasi totale interezza.
Altri monumenti

Cattedrale di Sant’Agapito martire,
Chiesa di Santa Rosalia,
Foro civile di Preneste: Area Sacra, Antro delle Sorti, Erario Romano (nomi tradizionali di ambienti legati al foro cittadino di epoca repubblicana, ritenuti in passato parte del santuario
Porta del Sole e via del Sole.
Casa di Giovanni Pierluigi da Palestrina
Museo diocesano di arte sacra.
Valle della Cannucceta, biotipo di area protetta, sede di sorgenti naturali incanalate tra opere romane e rinascimentali
Museo della Resistenza e degli undici martiri.
Festa patronale in onore di sant’Agapito (18 agosto), con palio cittadino, durante il quale le quattro contrade che prendono il nome dalle antiche porte cittadine si confrontano in diverse prove; tra queste la più importante è la “giostra della scifa”, nel quale, a cavallo si deve tentare di infilare un’asta in un piccolo anello metallico e riprenderla al volo.
Festival musicale Nel Nome del Rock, dove il 3 luglio 1999 morì per infarto fulminante il leader dei Morphine, Mark Sandman.
Festa del giglietto (primo fine settimana di agosto).
Cultura

Gemellaggi

Palestrina è gemellata con
Füssen, Germania dal 1972
e con
Bièvres (Essonne), Francia dal 2007
Per maggiori informazioni su questi 2 comuni, consulta le loro pagine wiki in lingua originale: Bièvres, Füssen

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Cosa vedere nel lazio: Santuario della Dea Fortuna Primigenia Palestrina

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Cosa vedere nel Lazio

Santuario della Dea Fortuna Primigenia a Palestrina

 

 

Molti tra i più celebri studiosi rinascimentali, scrutando i pochi resti antichi che si potevano vedere tra le povere casupole di Palestrina, si erano ingegnati a immaginare quale forma avesse in origine il tempio che si sapeva essere della Fortuna Primigenia. Ricostruzioni ideali di Giuliano da Sangallo o del Palladio liberavano la fantasia ad immaginare i più colossali edifici, secondo le geometrie di un gigantesco neoclassicismo.

Durante la seconda guerra mondiale, i pesanti bombardamenti americani liberarono in più punti le incrostazioni e mostrarono per la prima volta in tutto il suo splendore il tempio per come era stato ideato e costruito.

Quella che è venuta alla luce è una imponente costruzione che, già nel IV secolo, occupava l’intero colle: un sistema di terrazze saliva per gradi sino alla sommità, in cui si trovava il tempio più interno, e ogni tappa del viaggio ascensionale era segnata da vari livelli, con scalinate, rampe, stazioni. Tutto il complesso aveva l’aspetto di un sistema geometrico costruito in asse col tempio più alto e con la statua del culto supremo, in un quadro che qualcuno ha definito “ideologico”, volendo rimarcarne gli aspetti di celebrazione del potere divino attribuito al contatto con l’energia generatrice dell’uomo.

La terrazza degli Emicicli, quella dei Fornici, quella delle Fontane, quella della Cortina erano altrettante tappe del sacro itinerario. Sino alla sommità, dove, sul culmine del colle, si levava il tempio vero e proprio della Fortuna Primigenia. Era un luogo essenzialmente oracolare. In una grotta naturale ai primi livelli della salita, all’estremità della parete addossata al suolo, è stato trovato uno spazio impreziosito di colonne scanalate e con i resti di un pavimento musivo. È l’Antro delle Sorti, in cui l’oracolo emetteva i suoi responsi. Questi, altre volte, secondo Cicerone, venivano ottenuti, per così dire, alla maniera nordica, interpretando le sortes, lettere incise su pezzetti di legno che venivano estratte dalla roccia e interpretate. E il sacello costruito sul luogo in cui si operò questo oracolo era ritenuto particolarmente sacro.

Poco distante, dietro l’abside del Duomo attuale, là dove un tempo sorgeva la basilica di epoca repubblicana, ecco comparire l’aula absidata, anch’essa in parte scavata nella roccia e dotata di ricca decorazione architettonica. Qui fu rinvenuto il famoso mosaico detto del Nilo, risalente all’80 avanti Cristo, che oggi si conserva al Museo. Questo capolavoro contiene una specie di mappa geografica dell’Egitto e un vero bestiario esotico. Ma, ciò che più interessa, è che è stato messo in relazione con le mutazioni della Fortuna e con il viaggio fatto da Alessandro Magno in Egitto, quando rese onore a Giove Ammone. Una presenza, questa di Giove, che era anche a Praeneste sin dagli inizi, dato che – secondo Tito Livio – Cincinnato, che conquistò la città alla fine del IV secolo, portò a Roma come preda di guerra proprio una statua di Giove Vincitore, posizionandola sul Campidoglio.

Il culto alla Fortuna è uno dei più antichi su suolo italiano. In esso si intrecciavano motivi legati sia alla fertilità che alle potenze oracolari. Esiste la prova che nel santuario prenestino il culto ufficiale alla Fortuna era gestito dai patres e dai sacerdoti virili, mentre quello femminile legato alla fecondità era appannaggio di collegi di matres. Questa duplice vocazione del tempio è stata riconosciuta dagli studiosi come prova di un sincretismo che, per la verità, era assai diffuso a Roma. Lo stesso abbinamento che è stato fatto tra la Fortuna e Iside, cui in epoca ellenistica anche a Praeneste veniva reso onore, non è che un’ennesima riprova della capacità pagana di unificare in concetti organici anche ispirazioni diverse. Le fonti antiche affermano che esistevano due statue della Dea Fortuna: una di bronzo dorato e una di marmo bianco, nella posa di allattare Giove e Giunone bambini. La presenza di Giove all’interno di un tempio dedicato alla Fortuna non sembra essere, dunque, una contraddizione tra significati della sovranità e quelli della maternità. Anzi, era proprio luoghi come questo che nelll’antichità si intendeva celebrare ad un tempo tanto il potere sovrano che l’origine della vita, fondendo in un unico culto la gerarchia uranica della potenza e quella tellurica della genealogia.

Alla celebre iconografia della Fortuna recante la cornucopia dell’abbondanza si affianca quella, che era ricorrente specialmente sulle monete, di una duplice Dea: una vestita con la corona sul capo, l’altra a seno nudo con un elmo sulla testa. Del resto, sulla più alta terrazza, là dove, secondo cicerone, l’olivo avrebbe secerto miracolosamente del miele, si trovava la statua guerriera della Fortuna, posta ad un gradino più elevato di quella materna del santuario situato livello inferiore. Rappresentazione ben chiara che questo santuario riuniva in sé tutti i valori principali della vita, celebrando alla maniera pagana e in modo uniforme tanto la virilità quanto la femminilità.

Alcuni studiosi hanno poi rimarcato l’importanza della Dea Fortuna nell’ambito delle credenze italico-latine più arcaiche, sottolineando come i loro più profondi attributi fossero quelli legati al primordiale potere di assicurare la fecondità e riproduzione della discendenza. La speciale tutela sulla nascita e sulle sue arcane provenienze era l’aspetto principale, assicurato dal dettaglio rivelatore che la Dea Fortuna la si diceva avere potere di protezione sul corpo e, particolare, sugli organi genitali.

Una divinità della genealogia, della trasmissione del sangue, della nascita? È proprio questo che deve intendersi sotto denominazione di Fortuna Primigenia, intimamente legata, in altre parole, al concetto di “buona nascita originaria”. Questa era, dunque, per i nostri antichi padri la vera “fortuna primigenia”: avere buona razza, essere di ceppo sano e legato all’origine.

È tra le pieghe di monumenti e luoghi che fanno parte del nostro panorama quotidiano, e dei quali, di solito, trascuriamo di ricordare i più profondi significati, che si nascondono alcune verità essenziali della nostra civiltà. Per dire, andare oggi a Palestrina a visitare il tempio della Dea Fortuna significa inevitabilmente ammirare il palazzo della famosa famiglia papalina dei Colonna-Barberini, costruito nella zona più alta dell’antico santuario che come un cuculo si è posato sul nido di una religione più antica e diversa, occultandone oggi l’intimo senso. Ma i simboli parlano, a chi sa intenderli, anche se offuscati dalle manomissioni e dalla dimenticanza.

Arrampicata sulle pendici del monte Ginestro con i suoi terrazzamenti scenografici Palestrina è una città in forma di tempio. Un sistema architettonico straordinario che guarda all’oriente ellenistico e compone una sinfonia costruttiva intorno alle antiche sorti prenestine:

“Gli annali di Preneste raccontano che Numerio Suffustio, uomo onesto e bennato, ricevè in frequenti sogni, all’ultimo anche minacciosi, l’ordine di spaccare una roccia in una determinata località. Atterrito da queste visioni, nonostante che i suoi concittadini lo deridessero, si accinse a fare quel lavoro. Dalla roccia infranta caddero giù delle sorti incise in legno di quercia, con segni di scrittura antica : quel luogo è oggi circondato da un recinto, in segno di venerazione , presso il tempio di Giove bambino, il quale, effigiato ancora lattante, seduto insieme con Giunone in grembo alla dea Fortuna mentre ne ricerca la mammella, è adorato con grande devozione dalle madri.”
(Cicerone, De Divinatione)

Lo fa organizzando gli spazi in scalee monumentali e prospettiche su sistemi di arcate e sostruzioni artificiali articolando la sequenza in un crescendo rossiniano fin su al tempietto circolare: sancta sanctorum del santuario.
Tuttavia non era lì che erano custodite le celebri sorti, ma probabilmente sulla terrazza degli emicicli, sotto un’edicoletta sacra:

“ (…) e dicono che in quel medesimo tempo, là dove ora si trova il Tempio Della Fortuna, fluì miele da un olivo, e gli aruspici dissero che quelle sorti avrebbero goduto grande fama, e per loro ordine col legno di quell’olivo fu fabbricata un’urna, e lì furono riposte le sorti, le quali oggidì vengono estratte, si dice, per ispirazione della dea Fortuna .”
(Cicerone, De Divinatione).

La statua della Fortuna era invece nella parte più alta del tempio. E’ probabile che la dea si presentasse nel suo simulacro di bronzo dorato con un aspetto di divinità guerriera e giovanile, contrapposto a quello di divinità materna e primigenia del santuario inferiore. Questa duplicità di aspetto della dea ne rivela la doppiezza del carattere, del culto nonché della struttura del santuario.
Ai suoi piedi non giaceva il celebre pavimento musivo che oggi si ammira nel Museo:
come per altro si era portati fino a poco tempo fa a credere. Un mosaico a tessere finissime di straordinaria fattura e raffinatezza. Una grande carta prospettica dell’inondazione del Nilo con tutto il suo carico di implicazioni simboliche. La sua collocazione era nella parte inferiore del Santuario, in quella sala absidata che oggi si considera un Iseo. Il sincretismo egittizzante aveva contaminato la Iside, in un Isityche, ossia un Iside-Fortuna. Una complessità della sua forma cultuale che nulla toglie alla malia del luogo e alla sua carica estetica e seduttiva.

“Ma sarebbe ingiusto non parlare di Palestrina, del tempio più famoso e con la sua gradinata a teatro, infine meglio conservato. E’ un monumento celebre fin dall’antichità, il tempio della Fortuna, e fu studiato nel Rinascimento, ed ora è risorto, dall’ultima guerra che non mancò di penderlo di mira. E c’è quel mirabile mosaico col paesaggio nilotico, che è tutta una festa vederlo, coi suoi colori smorzati e lucenti”


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cosa vedere nel Lazio: la collegiata a Valmontone

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Cosa vedere nel Lazio

La collegiata a Valmontone 

 

La Collegiata di S. Maria Assunta, eseguita su progetto di Matthia de’ Rossi (1637-1695) fra il 1683 ed il 1689, fu eretta per volontà di Giambattista Pamphilj Aldobrandini sul luogo in cui sorgeva la chiesa di S. Maria Maggiore (fine sec. XII). L’antico edificio, in stile gotico a tre navate con mosaico pavimentale, fu investito nel 1638 del titolo di Collegiata da Urbano VIII quando il feudo era ancora di proprietà dei Barberini. L’attuale chiesa dell’Assunta presenta una configurazione architettonica in linea con i maggiori esempi di barocco romano.

Fu voluta dal principe Giovanni Battista Pamphilj, che ne affidò  l’esecuzione all’arcivescovo arch. Mons. Mattia De Rossi, allievo del Bernini. Altri importanti artisti dell’epoca l’ornarono con i loro dipinti.

E’ stata costruita sui resti di una antica chiesa gotica del XII secolo, e di cui restano preziosi pezzi: la fonte battesimale, che si trova proprio in corrispondenza dell’ingresso della chiesa; la custodia degli olii santi ed una striscia di mosaico sullo scalino dell’altare della cappella della Madonna del Suffragio.
E’ a pianta ellittica, di stile barocco, con facciata inquadrata da due splendidi campanili gemelli.La facciata concava è preceduta da un portico sorretto da quattro colonne il quale, secondo quanto riportato dalle fonti, fu voluto dal committente per dare ricovero ai contadini che si recavano a Valmontone per il raccolto. I due campanili laterali, articolati su tre ordini, inquadrano la cupola a calotta schiacciata che si innesta su un alto tamburo poligonale. Anche nella facciata di S. Agnese in Agone, cappella dei Pamphilj in piazza Navona che affianca il palazzo di famiglia, ritroviamo gli stessi elementi disposti secondo una configurazione molto simile. Non va escluso che Giambattista abbia voluto riprodurre a Valmontone le forme a lui molto familiari di questa chiesa, che fu tra l’altro ricostruita per volontà del padre Camillo. L’interno della Collegiata, a pianta ellittica, è caratterizzato da una grande aula centrale e da una corona esterna all’interno della quale sono ricavate sei cappelle laterali, di uguali dimensioni e voltate a botte. L’area presbiteriale è costituita da una tribuna poligonale affiancata da due vani.

Entrando nella chiesa attraverso l’accesso di sinistra, troviamo un’interessante tela con l’Adorazione dei pastori firmata e datata “D.1622” ed attribuita ad autore di ambito lombardo. Nella prima cappella a sinistra, il quadro raffigurante S. Nicola tra i SS. Ilario, Bernardo e Benedetto abate è opera di Pietro Lucatelli (1634-1710), che lo dipinse tra il 1685 ed il 1687. L’ultima cappella dello stesso lato ospita un dipinto con l’Annunciazione di mano di Ciro Ferri (1634-1689) eseguito negli anni di edificazione della chiesa. Nella cappella del Suffragio, a sinistra dell’abside, sono conservati un altare cosmatesco ed un ciborio per la custodia degli oli santi, risalenti rispettivamente al XIII ed al XV secolo e provenienti entrambi dalla chiesa medievale preesistente. Nel coro pregevoli stalli lignei di fine Seicento. Di particolare interesse per la singolare iconografia, è la tela di Giacinto Brandi (1623-1691) collocata nella prima cappella a destra. Nella Crocifissione che vi è rappresentata il Cristo è ritratto come se avesse il bacino ruotato di 180°, quasi a voler amplificare il più possibile l’ultimo spasmo prima della morte.

Deve il suo nome al fatto che è retta da un arciprete con collegio di canonici, e rappresenta l’opera più pregevole della città.

All’interno della chiesa si trovano stupendi dipinti del XVII secolo, recentemente restaurati:
il SS. Crocifisso di G. Brandi;
la Vergine del Rosario, di Mattia Preti;
San Francesco d’Assisi di P. Pozzi;
SS. Vergine Assunta in cielo di L. Gramiccia, sulla pala dell’altare maggiore;
la Natività di Bassano Da Ponte;
San Nicola di Lucatelli;
l’Annunciazione di C. Ferri;
San Giovanni Battista di Carloni;
il Battesimo di Gesù di S. Lista

Degni di attenzione sono inoltre il trono disegnato dall’Ing. Busiri, la statua del patrono cittadino S. Luigi Gonzaga, il fonte battesimale vicino l’altare maggiore e il Coro dei Canonici, restaurato con 17 stalli, posto subito dietro l’Altare Maggiore.

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cosa vedere nel Lazio il ritiro di S.Francesco Bellegra

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il ritiro di S.Francesco a Bellegra

A Bellegra (64 Km  da Roma 6 km da valmontone) negli  Altopiani dell’Arcinazzo  situata tra le Valli del Sacco e dell’Aniene. A circa 2 Km. dall’abitato, in un luogo contrassegnato da un silenzio mistico c’è il Ritiro di S.Francesco che ospitò il Santo durante il pellegrinaggio verso Subiaco; i frati minori, ancora oggi, ospitano tutti coloro che sono alla ricerca di una pace interiore.

Il Sacro Ritiro di San Francesco è inserito nel verde di una splendida vallata a 815 metri sul livello del mare, all’interno del bosco detto «Capelmo-Antera». L’ingresso al Ritiro avviene dopo aver percorso un viale in discesa, al termine del quale troviamo la facciata della Chiesa e, a sinistra di questa, l’accesso al Convento.
L’origine del Convento è intimamente legata alla visita di San Francesco d’Assisi al Sacro Speco di Subiaco. Citazione di tale visita ci proviene dal cronologo benedettino Mirzio e dallo storico francescano, a lui contemporaneo, Wadding.
La visita del Santo di Assisi è datata tra il 1218 e il 1241.
Probabilmente l’edificio descritto come «sito» o «romitorio» era una costruzione rurale, appartenente ai monaci di Santa Scolastica presso Subiaco, localizzata nei territori di loro proprietà e utilizzata come deposito di prodotti agricoli. È comunque su questo nucleo iniziale che nel tempo venne costruito il Sacro Ritiro di San Francesco.
La scarna struttura iniziale costituì il luogo ideale per i primi seguaci del Santo di Assisi, consentendo loro di vivere con semplicità alla maniera eremitica.
Successivamente, dal 1458, fu abitato dai Padri Osservanti i quali, anche grazie all’aiuto degli abitanti di Bellegra, si adoperarono per ampliare il piccolo Ritiro trasformandolo così in un Convento di modeste dimensioni, tanto da non potere ospitare più di otto frati. Nei secoli XVI e XVII vennero eseguiti nuovi lavori nella Chiesa e nel piccolo Convento.
La Chiesa ha le origini nel piccolo oratorio del primitivo Eremo Francescano. L’interno, coerentemente con i valori francescani, è votato ad una semplicità spaziale e decorativa. Presenta un’unica navata con quattro cappelle, due per lato; la copertura, in legno a falde inclinate, è intervallata da archi in muratura, di luce pari alla larghezza della navata. La pavimentazione, del 1930, è in quadrati di marmo bianchi e neri.
Entrando nella Sagrestia troviamo due dipinti; uno raffigura San Giuseppe sposo di Maria Vergine, l’altro la Madonna delle Grazie, donato da Fra Diego Oddi.

Con l’autostrada A24 si esce al casello di Castel Madama e si continua fino a Bellegra con la provinciale 28, di qui si raggiunge il Sacro Ritiro. In treno si scende alla stazione di Castel Madama e si prosegue con l’autobus di linea fino a Bellegra, o in taxi o a piedi. Posto fuori dell’abitato, in una leggera depressione del terreno, quasi sepolto dei boschi, fu alle origini un piccolo Eremo francescano del 13º secolo, dipendente dalla vicina Abbazia di Subiaco. Anche così fu poi assegnato ai padri conservanti (1458). Furono loro a trasformarlo in un vero e proprio Convento e ad erigere la Chiesa. Ritornate le francescani, fu il Beato Tommaso da cori a tracciare 1+ rigida forma di vita (1686) per i religiosi che vi accorrevano numerosi. Anche questo complesso monastico fu vittima della soppressione dell’ottocento, dal 1929 in poi sono state attuate radicali ristrutturazioni che hanno consentito di accogliere pellegrini e visitatori che vi affluiscono ancor oggi in gran numero. Stretto da mura, si accede al Convento attraverso un portale con lo stemma francescano. Il chiostro ha arcate sui quattro lati chiusi per proteggersi dal freddo, ai piani superiori si affacciano le celle. È stato allestito un piccolo museo dei ricordi con oggetti appartenuti ai numerosi religiosi, in odore di santità, e qui hanno soggiornato

Santuario della Madonna del Buon Consiglio – Genazzano

Santuario Madonna del Buon Consiglio

Sempre nella Valle del Sacco troviamo il Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano (Km.47 da Roma 3 km da Valmontone). Particolarmente interessante una visita all’annesso museo di opere di arte sacra e al Ninfeo del Bramante.

A Genazzano, nel luogo dove oggi sorge il Santuario della Madre del Buon Consiglio, esisteva già un’antica chiesa del Sec. X.
Nell’anno 1356 la chiesa fu affidata ai religiosi agostiniani. Nell’atto notarile di consegna troviamo che si trattava di una chiesa parrocchiale con il titolo di S. Maria del Buon Consiglio.
Nella seconda metà del 1400, una vedova e terziaria agostiniana di nome Petruccia, mise a disposizione tutti i suoi beni per ingrandire e restaurare la vecchia chiesa ormai fatiscente. Ma, il preventivo di spesa si rilevò insufficiente per portare a termine il progetto. I lavori furono sospesi e la popolazione, con sarcasmo, derideva la santa vedova per l’insuccesso della sua impresa. Ma la Petruccia con serenità diceva loro:

Dal 27 aprile al 14 agosto sono riportati ben 161 miracoli. Immenso fu il concorso di popolo che veniva dai paesi vicini e poi da ogni parte d’Italia a pregare la Santa Immagine. Il papa Paolo II° volle rendersi conto dell’accaduto, e inviò a Genazzano, come suoi osservatori, due vescovi: Gaucerio vescovo di Gap e Nicola vescovo di Faren. Secondo un’antichissima e costante tradizione l’Immagine, portata a Genazzano da mani d’angeli e seguita da due pellegrini di nome Giorgi e De Sclavis, proviene da una chiesa di Scutari in Albania, dove era venerata. Ancora oggi questa tradizione, che si tramanda di generazione in generazione, è vivissima presso gli albanesi che, venendo pellegrini al Santuario, invocano Maria con l’antico titolo di “Signora d’Albania”.

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