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cosa vedere nel Lazio: il villaggio bushi adventures Roma

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Cosa vedere nel Lazio

il villaggio bushi adventures Roma 

Nuove avventure vi aspettano al  Villaggio Bushi Adventures un nuovo parco avventura acrobatico realizzato in altezza tra gli alberi nel parco di Veio. Un parco divertimenti dove storia e avventura si fondono per affrontare percorsi di diverse altezza e difficoltà adatti a bambini, ragazzi e adulti.

Situato a 20 minuti da Roma vicino alla riserva naturale del Vejo il parco Bushi Adventures è ideale per vivere dei momenti indimenticabili insieme a tutta la famiglia. E’ infatti possibile misurarsi  in percorsi che offrono fantastiche passerelle Himalaya Vincolate, Ponti Nepalesi. Ponti di Liane. Ponti con Rete a “V”, Ponte Tibetani, Zip Line Orizzontali, Passerelle con Assi, che metteranno alla prova l’  equilibrio, velocità, capacità di superare gli ostacoli e la voglia di avventura!

Molto avvincente anche l’uscita in notturna ( che va prenotata) o addirittura organizzare li una festa di compleanno.

Harf consiglia: un parco avventura è l’ideale per coinvolgere tutta la famiglia e vivere dei splendidi momenti insieme. Mette in risalto tutta la competitività dei bambini che possono così misurarsi con i loro genitori e vivere l’unione familiare divertendosi.

Dopo il divertimento sarà possibile noleggiare barbecue per una fantastica grigliata.

Oltre ai percorsi acrobatici ci si può rilassare e fare e passeggiate nell’incantevole scenario del parco di Veio. Semplicemente meraviglioso respirare l’aria ” etrusca” oppure praticare insieme il tiro con l’arco,  fare passeggiate con pony.

L’avventura comincia con  giochi sospesi tra gli alberi.

Camminerete tra passerelle, ponti tibetani e tirolesi mozzafiato alte fino a 70 metri di altezza. Ovviamente nella  massima sicurezza e con l’assistenza di personale qualificato. Nei percorsi ludico-sportivi, si mette alla prova il proprio equilibrio, la velocità, la capacità di superare ostacoli e la voglia d’avventura .

I percorsi sono adatti a tutti: dai più piccini agli adulti più temerari, dai gruppi scolastici alle associazioni, dalle famiglie con bambini ai gruppi di amici. Nel parco è  possibile fare:

  • Percorsi Acrobatici
  • Barbecue
  • Aree pic-nic gratuite
  • Punti di ristoro
  • Piscina
  • Scuola di tiro con l’arco
  • Passeggiata sul Pony o in calesse
  • Gite scolastiche

Alcuni percorsi sono fortemente adrenalinici.

Grazie alla conformazione del territorio si sviluppano su grandi altezze e dislivelli naturali. I  percorsi per bambini, per ragazzi e adulti sono divisi in base ad altezza ed età del partecipante.
Infine per i più piccoli è presente il percorso piccolo marines (gratuito)  accessibile dai 3 ai 5 anni di età.
Si accede ai percorsi con dispositivi di protezione obbligatori (dispositivi di protezione) dai 4 anni di età e i 110 cm al polso alzando il braccio sopra la testa.
Per i bambini Dai 4 ai 7 anni i genitori dovranno essere presenti e seguire i bambini da terra durante il loro percorso.
I percorsi ragazzi sono accessibili solo se si superano i 150 cm al polso alzando il braccio sopra la testa e gli 8 anni di età.
Per gli adulti i percorsi sono accessibili per chi  supera i 160 cm al polso alzando il braccio sopra la testa e i 12 anni di età.

Scopri il Lazio è un progetto di Valmontone Family Welcome per la tua vacanza intrisa di storia, archeologia, tradizioni, paesaggi, emozioni e cultura anche enogastronomica nel territorio del Lazio

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luoghi misteriosi nel Lazio: Gallerie di Pietra Pertusa

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luoghi misteriosi nel Lazio:  Gallerie di Pietra Pertusa

Un viaggio nel mistero e nell’interrogativo della storia,. Siamo immersi nei   straordinari trafori realizzati migliaia di anni fa da etruschi e romani. A pochi chilometri da Roma, sul margine orientale del Parco di Veio, per vivere un’escursione fiabesca tra specchi d’acqua, misteriosi ambienti ipogei e resti di ninfei.

Inoltriamoci negli affascinanti segreti degli ambienti ipogei alla ricerca di verità nascoste dell’ancora inesplorato popolo etrusco.

Si parte dalla torre di Pietra Pertosa dove è possibile ammirare due limitrofi  trafori, etrusco e romano. Forse fanno parte  di una strada  costruita dagli Etruschi molto probabilmente per collegare velocemente Veio con il Tevere e il mare.

La Galleria etrusca costa di circa  350 metri  dove lo specchio d’acqua e la vegetazione offrono visioni suggestive fino all’arrivo della  galleria romana dalla alta volta. E’ parzialmente crollata che è impressionante; vicino si trova scavato nel fianco di uno sperone roccioso, a corredo della villa di un patrizio romano, un bellissimo ninfeo.

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cosa vedere nel lazio: vivere la natura nelle colline laziali

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cosa vedere nel Lazio: Vivere la natura nelle colline laziali

“Rigenerarsi, concedersi momenti meravigliosi a contatto con la natura in completa tranquillità e relax lasciandosi sedurre dai gusti, dai colori e dai sapori di una volta.”

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La pasta fatta in casa, i biscotti della nonna, muoversi a contatto con la natura. Scopri la natura nelle colline laziali con lunghe passeggiate, percorsi in bicicletta, armonia dei suoni e dei colori di campagna. Visita il parco naturalistico di Paliano. Lasciati  sedurre dalle danze d’amore degli uccellini, un massaggio rilassante, visitare la valle dei pony  oppure provare un brivido al club fuoristrada di Valmontone.

Valmontone non è solo parchi divertimento, bensì offre molte possibilità per  chi vuole ritrovare il suo rapporto con la natura e rigenerarsi .

Possibilità di abbinamento di pranzo o cena presso trattoria convenzionata che vi preparerà delle vere delizie usando prodotti di qualità. Enogastronomia locale con abbinamenti originali e gustosi condimenti preparati con creatività e con ortaggi coltivati nel proprio orto. Una vera delizia per il palato, per gli occhi e per il cuore anche nelle fattorie per bambini nel lazio.

Fare una lunga passeggiata in un parco, in campagna o in riva al mare, non è solo uno dei modi più piacevoli per trascorrere il proprio tempo libero. E’  un esercizio essenziale , quasi necessario,  per restare in buona salute.

Il Lazio: la natura assume forme e colori

Le ragioni che ci inducono a scegliere uno stile di vita che ci avvicini maggiormente alla natura sono molteplici. La fuga dallo stress quotidiano e dai rumori, il bisogno di riscoprire ritmi di vita più idonei al nostro equilibrio, la ricerca di un alimentazione più sana e genuina e molto, molto altro ancora. Stare a contatto con la natura significa lasciare a casa tutte le negatività e riscoprire uno stile di vita più semplice, più sobrio, anche se, molto spesso, più impegnativo. Quante volte vi sarà capitato di sognare di avere un appezzamento di terreno dove vivere in armonia con i ritmi della natura. Che meraviglia  respirare a pieni polmoni il profumo della campagna: immergersi con tutti e cinque i sensi in un ambiente rurale per fuggire dalla grigia quotidianità. Il famoso detto ” voglio vivere in campagna” fa testo. Molte persone dalle finestre di casa non vedono nemmeno un albero, solo tetti , camini o grigi muri. I rumori sono diversi, non naturali, rumori di  passi e discorsi efficienti, discorsi di moda o lamentele del lavoro, non i pallidi e dolci rumori di campagna.

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Percorsi in bicicletta

Bellissimo percorso amatoriale in famiglia con i dolci sussurrare della natura o per i più sportivi un percorso da fare in bicicletta tra valmontone e dintori. Labico-Valmontone-Colle Vallerano-Valle Pera-Lariano-Monte Artemisio. Circa 43 km partendo e ritornando a Labico si passa per Labico-Valmontone-Colle Vallerano-Valle Pera-Lariano-Monte Artemisio.

Il litorale romano

Istituita nel 1996, la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano è una delle più singolari dell’intero sistema nazionale di Aree Protette. Misura 15.900 ettari, vale a dire circa il doppio del parco nazionale del Circeo, e nel suo perimetro dalla forma quanto mai frastagliata . Misura oltre 140 km con incluso un mosaico di ambienti naturali scampati all’urbanizzazione. E sono boschi sempreverdi, argini e foci fluviali, dune, zone umide, distese di macchia mediterranea, tratti di Campagna Romana di sorprendente bellezza.

Paesaggi del Lazio

Anche i paesaggi agrari sono diffusi, dominati dalle linee rette di canali, collettori, idrovore delle grandi bonifiche costiere realizzate a partire dalla fine dell’Ottocento. Assieme ad essi, alcuni siti archeologici tra i più importanti d’Italia – come ad esempio Ostia Antica – testimoniano ancora del passato illustre di questo tratto di Lazio costiero.

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cosa vedere nel lazio: Palestrina città medioevale

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 Cosa vedere nel Lazio Palestrina Città Medioevale

Palestrina, un meraviglioso borgo che conserva la caratteristica struttura medioevale a  pochi chilometri da Roma, una cittadina di provincia ricca di tradizioni, Palestrina, dove il passato e il presente si fondono per regalare momenti di autentiche emozioni fuori del tempo.

E’ la Preneste del Santuario della Dea Fortuna Primigenia, della villa imperiale che ha restituito l’Antinoo Braschi. La Preneste del martire Agapito, di Giovanni Pierluigi principe della musica. Luogo dove naque l’ancor più nota tecnica di ricamo che dalla cittadina prende il nome: il ”Punto Palestrina”. E ancora lei è la città feudo delle famiglie Colonna e Barberini. E’ anche “la piccola città’ dove soggiornarono i fratelli Thomas e Heinrich Mann. Ed è la tristemente nota Palestrina dei bombardamenti del 1944, che riscopre tra le macerie le sue radici antiche.

E poi c’è la cucina tipica, un’accoglienza autentica, la ricercatezza dell’arte e dell’artigianato…non resta che farsi coinvolgere dall’atmosfera delle feste paesane e dagli appuntamenti letterari e culturali!

Il Santuario della Fortuna Primigenia Il santuario oracolare della Fortuna Primigenia costituisce una grandiosa realizzazione architettonica databile verso la fine del II secolo a.C. anche se l’origine del luogo di culto risale ad epoca più antica.

Le meraviglie del tempio

Il tempio si articola in una serie di terrazze artificiali disposte sul pendio roccioso. Sulla “terrazza degli emicicli”, davanti all’esedra di destra, si conserva un pozzo, identificato con quello in cui, secondo Cicerone, il nobile prenestino Numerio Sufficio avrebbe rinvenuto le sorti, ovvero delle tavolette di legno da cui si traevano auspici sul futuro.
Presumibilmente gli oracoli venivano redatti all’interno dello stesso pozzo da una figura (probabilmente femminile)che si manteneva però nell’ombra. Per ricevere i responsi si calava all’interno del pozzo un fanciullo che poi consegnava le tavolette a coloro che avevano posto le domande e che avevano fornito un degno contributo.
Il Museo nazionale archeologico prenestino
Il Museo è ospitato dal 1956 all’interno del Palazzo Barberini, costruito sulla sommità del santuario della Fortuna Primigenia. Ospita numerosi reperti: cippi, busti, basi funerarie, statue e oggetti di uso quotidiano provenienti dalle necropoli della città.
Di particolare rilevanza il grande Mosaico nilotico (circa 80 a.C., dimensioni: 5,85 x 4,31 m), proveniente da un aula del Foro repubblicano della città e raffigurante il paesaggio esotico del Nilo, uno dei pochi esempi conservati di mosaico di epoca repubblicana.
Il museo ospita inoltre il gruppo scultoreo della Triade capitolina, uno degli esemplari meglio conservati tra quelli che raffigurano insieme Giove, Giunone e Minerva, conservato nella quasi totale interezza.

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Altri monumenti di Palestrina che vale la pena visitare

Cattedrale di Sant’Agapito martire,
Chiesa di Santa Rosalia,
Foro civile di Preneste: Area Sacra, Antro delle Sorti, Erario Romano (nomi tradizionali di ambienti legati al foro cittadino di epoca repubblicana, ritenuti in passato parte del santuario
Porta del Sole e via del Sole.
Casa di Giovanni Pierluigi da Palestrina
Museo diocesano di arte sacra.
Valle della Cannucceta, biotipo di area protetta, sede di sorgenti naturali incanalate tra opere romane e rinascimentali
Museo della Resistenza e degli undici martiri.
Festa patronale in onore di sant’Agapito (18 agosto), e anche con palio cittadino, durante il quale le quattro contrade che prendono il nome dalle antiche porte cittadine si confrontano in diverse prove; tra queste la più importante è la “giostra della scifa”, nel quale, a cavallo si deve tentare di infilare un’asta in un piccolo anello metallico e anche riprenderla al volo.
Festival musicale Nel Nome del Rock, dove il 3 luglio 1999 morì per infarto fulminante il leader dei Morphine, Mark Sandman.
Festa del giglietto (primo fine settimana di agosto).
Cultura

Gemellaggi di Palestrina

Palestrina è gemellata con Füssen, Germania dal 1972 e con Bièvres (Essonne), Francia dal 2007  Per maggiori informazioni su questi 2 comuni, consulta le loro pagine wiki in lingua originale: Bièvres, Füssen

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Cosa vedere nel lazio: Santuario della Dea Fortuna Primigenia Palestrina

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Cosa vedere nel Lazio; il Santuario della Dea Fortuna Primigenia a Palestrina

Molti tra i più celebri studiosi rinascimentali, scrutando i pochi resti antichi che si potevano vedere tra le povere casupole di Palestrina, si erano ingegnati a immaginare quale forma avesse in origine il tempio che si sapeva essere della Fortuna Primigenia. Ricostruzioni ideali di Giuliano da Sangallo o del Palladio liberavano la fantasia ad immaginare i più colossali edifici, secondo le geometrie di un gigantesco neoclassicismo.

Durante la seconda guerra mondiale, i pesanti bombardamenti americani liberarono in più punti le incrostazioni e mostrarono per la prima volta in tutto il suo splendore il tempio per come era stato ideato e costruito.

Quella che è venuta alla luce è una imponente costruzione che, già nel IV secolo, occupava l’intero colle. Un intrigante sistema di terrazze saliva per gradi sino alla sommità, in cui si trovava il tempio più interno, e ogni tappa del viaggio ascensionale era segnata da vari livelli. C’erano  scalinate, rampe, stazioni. Tutto il complesso aveva l’aspetto di un sistema geometrico costruito in asse col tempio più alto e con la statua del culto supremo. Appariva come un quadro che qualcuno ha definito “ideologico”. Volendo rimarcarne gli aspetti di celebrazione del potere divino attribuito al contatto con l’energia generatrice dell’uomo.

Una meraviglia architettonica

La terrazza degli Emicicli, quella dei Fornici, quella delle Fontane, quella della Cortina erano altrettante tappe del sacro itinerario. Sino alla sommità, dove, sul culmine del colle, si levava il tempio vero e proprio della Fortuna Primigenia. Era un luogo essenzialmente oracolare. In una grotta naturale ai primi livelli della salita, all’estremità della parete addossata al suolo, è stato trovato uno spazio impreziosito di colonne scanalate e con i resti di un pavimento musivo. È l’Antro delle Sorti, in cui l’oracolo emetteva i suoi responsi. Questi, altre volte, secondo Cicerone, venivano ottenuti, per così dire, alla maniera nordica. Si interpretavano  cioè le sortes, lettere incise su pezzetti di legno che venivano estratte dalla roccia e interpretate. E il sacello costruito sul luogo in cui si operò questo oracolo era ritenuto particolarmente sacro.

Poco distante, dietro l’abside del Duomo attuale, là dove un tempo sorgeva la basilica di epoca repubblicana, ecco comparire l’aula absidata. Anch’essa in parte scavata nella roccia e dotata di ricca decorazione architettonica. Qui fu rinvenuto il famoso mosaico detto del Nilo, risalente all’80 avanti Cristo, che oggi si conserva al Museo. Questo capolavoro contiene una specie di mappa geografica dell’Egitto e un vero bestiario esotico. Ma, ciò che più interessa, è che è stato messo in relazione con le mutazioni della Fortuna e con il viaggio fatto da Alessandro Magno in Egitto, quando rese onore a Giove Ammone. Una presenza, questa di Giove, che era anche a Praeneste sin dagli inizi, dato che – secondo Tito Livio – Cincinnato. Quest’ultimo conquistò la città alla fine del IV secolo, portando a Roma come preda di guerra proprio una statua di Giove Vincitore, posizionandola sul Campidoglio.

Il culto della dea della Fortuna

Il culto alla Fortuna è uno dei più antichi su suolo italiano. In esso si intrecciavano motivi legati sia alla fertilità che alle potenze oracolari. Esiste la prova che nel santuario prenestino il culto ufficiale alla Fortuna era gestito dai patres e dai sacerdoti virili, mentre quello femminile legato alla fecondità era appannaggio di collegi di matres. Questa duplice vocazione del tempio è stata riconosciuta dagli studiosi come prova di un sincretismo che, per la verità, era assai diffuso a Roma. Lo stesso abbinamento che è stato fatto tra la Fortuna e Iside, cui in epoca ellenistica anche a Praeneste veniva reso onore, non è che un’ennesima riprova della capacità pagana di unificare in concetti organici anche ispirazioni diverse. Le fonti antiche affermano che esistevano due statue della Dea Fortuna. Ve ne erano infatti una di bronzo dorato e una di marmo bianco, nella posa di allattare Giove e Giunone bambini. La presenza di Giove all’interno di un tempio dedicato alla Fortuna non sembra essere, dunque, una contraddizione tra significati della sovranità e quelli della maternità. Anzi, era proprio luoghi come questo che nell’antichità si intendeva celebrare ad un tempo tanto il potere sovrano che l’origine della vita. Si fondeva  in un unico culto la gerarchia uranica della potenza e quella tellurica della genealogia.

Alla celebre iconografia della Fortuna recante la cornucopia dell’abbondanza si affianca quella, che era ricorrente specialmente sulle monete, di una duplice Dea. Una era  vestita con la corona sul capo, l’altra a seno nudo con un elmo sulla testa. Del resto, sulla più alta terrazza, là dove, secondo Cicerone, l’olivo avrebbe secerto miracolosamente del miele. In quel punto preciso  si trovava la statua guerriera della Fortuna, posta ad un gradino più elevato di quella materna del santuario situato livello inferiore. Rappresentazione ben chiara che questo santuario riuniva in sé tutti i valori principali della vita, celebrando alla maniera pagana e in modo uniforme tanto la virilità quanto la femminilità.

L’importanza della Dea Fortuna negli antichi

Alcuni studiosi hanno poi rimarcato l’importanza della Dea Fortuna nell’ambito delle credenze italico-latine più arcaiche. Hanno sottolineato  come i loro più profondi attributi fossero quelli legati al primordiale potere di assicurare la fecondità e riproduzione della discendenza. La speciale tutela sulla nascita e sulle sue arcane provenienze era l’aspetto principale. Questo era assicurato dal dettaglio rivelatore che la Dea Fortuna la si diceva avere potere di protezione sul corpo e, particolare, sugli organi genitali.

Una divinità della genealogia, della trasmissione del sangue, della nascita? È proprio questo che deve intendersi sotto denominazione di Fortuna Primigenia. Era infatti  intimamente legata, in altre parole, al concetto di “buona nascita originaria”. Questa era, dunque, per i nostri antichi padri la vera “fortuna primigenia”: avere buona razza, essere di ceppo sano e legato all’origine.

È tra le pieghe di monumenti e luoghi che fanno parte del nostro panorama quotidiano, e dei quali, di solito, trascuriamo di ricordare i più profondi significati, che si nascondono alcune verità essenziali della nostra civiltà. Per dire, andare oggi a Palestrina a visitare il tempio della Dea Fortuna significa inevitabilmente ammirare il palazzo della famosa famiglia papalina dei Colonna-Barberini. Fu costruito nella zona più alta dell’antico santuario che come un cuculo si è posato sul nido di una religione più antica e diversa, occultandone oggi l’intimo senso. Ma i simboli parlano, a chi sa intenderli, anche se offuscati dalle manomissioni e dalla dimenticanza.

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Palestrina, la città a forma di Tempio

Arrampicata sulle pendici del monte Ginestro con i suoi terrazzamenti scenografici Palestrina è una città in forma di tempio. Un sistema architettonico straordinario che guarda all’oriente ellenistico e compone una sinfonia costruttiva intorno alle antiche sorti prenestine.

“Gli annali di Preneste raccontano che Numerio Suffustio, uomo onesto e bennato, ricevette in frequenti sogni, all’ultimo anche minacciosi, l’ordine di spaccare una roccia in una determinata località. Atterrito da queste visioni, nonostante che i suoi concittadini lo deridessero, si accinse a fare quel lavoro. Dalla roccia infranta caddero giù delle sorti incise in legno di quercia, con segni di scrittura antica. Quel luogo è oggi circondato da un recinto, in segno di venerazione , presso il tempio di Giove bambino. Questo,  effigiato ancora lattante, seduto insieme con Giunone in grembo alla dea Fortuna mentre ne ricerca la mammella, è adorato con grande devozione dalle madri.”
(Cicerone, De Divinatione)

Lo fa organizzando gli spazi in scalee monumentali e prospettiche su sistemi di arcate e sostruzioni artificiali articolando la sequenza in un crescendo rossiniano fin su al tempietto circolare: sancta sanctorum del santuario.
Tuttavia non era lì che erano custodite le celebri sorti, ma probabilmente sulla terrazza degli emicicli, sotto un’edicoletta sacra:

I riferimenti degli antichi

“ (…) e dicono che in quel medesimo tempo, là dove ora si trova il Tempio Della Fortuna, fluì miele da un olivo, e gli aruspici dissero che quelle sorti avrebbero goduto grande fama. E per loro ordine col legno di quell’olivo fu fabbricata un’urna, e lì furono riposte le sorti, le quali oggidì vengono estratte, si dice, per ispirazione della dea Fortuna .”
(Cicerone, De Divinatione).

La statua della Fortuna era invece nella parte più alta del tempio. E’ probabile che la dea si presentasse nel suo simulacro di bronzo dorato con un aspetto di divinità guerriera e giovanile. Era  contrapposto a quello di divinità materna e primigenia del santuario inferiore. Questa duplicità di aspetto della dea ne rivela la doppiezza del carattere, del culto nonché della struttura del santuario. Ai suoi piedi non giaceva il celebre pavimento musivo che oggi si ammira nel Museo come per altro si era portati fino a poco tempo fa a credere.

Un mosaico a tessere finissime di straordinaria fattura e raffinatezza.

Una grande carta prospettica dell’inondazione del Nilo con tutto il suo carico di implicazioni simboliche. La sua collocazione era nella parte inferiore del Santuario, in quella sala absidata che oggi si considera un Iseo. Il sincretismo egittizzante aveva contaminato la Iside, in un Isityche, ossia un Iside-Fortuna. Una complessità della sua forma cultuale che nulla toglie alla malia del luogo e alla sua carica estetica e seduttiva.

“Ma sarebbe ingiusto non parlare di Palestrina, del tempio più famoso e con la sua gradinata a teatro, infine meglio conservato. E’ un monumento celebre fin dall’antichità, il tempio della Fortuna, e fu studiato nel Rinascimento, ed ora è risorto, dall’ultima guerra mondiale  che non mancò di penderlo di mira. E c’è quel mirabile mosaico col paesaggio nilotico, che è tutta una festa vederlo, coi suoi colori smorzati e lucenti”


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cosa vedere nel Lazio il ritiro di S.Francesco Bellegra

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cosa vedere nel Lazio:

 il ritiro di S.Francesco a Bellegra

A Bellegra (64 Km  da Roma 6 km da valmontone) negli  Altopiani dell’Arcinazzo  situata tra le Valli del Sacco e dell’Aniene. A circa 2 Km. dall’abitato, in un luogo contrassegnato da un silenzio mistico c’è il Ritiro di S.Francesco. Ospitò il Santo durante il pellegrinaggio verso Subiaco. I frati minori, ancora oggi, ospitano tutti coloro che sono alla ricerca di una pace interiore.

Il Sacro Ritiro di San Francesco è inserito nel verde di una splendida vallata a 815 metri sul livello del mare, all’interno del bosco detto «Capelmo-Antera». L’ingresso al Ritiro avviene dopo aver percorso un viale in discesa, al termine del quale troviamo la facciata della Chiesa e, a sinistra di questa, l’accesso al Convento.
L’origine del Convento è intimamente legata alla visita di San Francesco d’Assisi al Sacro Speco di Subiaco. Citazione di tale visita ci proviene dal cronologo benedettino Mirzio e dallo storico francescano, a lui contemporaneo, Wadding.

La visita del Santo di Assisi è datata tra il 1218 e il 1241.

Probabilmente l’edificio descritto come «sito» o «romitorio» era una costruzione rurale, appartenente ai monaci di Santa Scolastica presso Subiaco. Era  localizzata nei territori di loro proprietà e utilizzata come deposito di prodotti agricoli.  È comunque su questo nucleo iniziale che nel tempo venne costruito il Sacro Ritiro di San Francesco.
La scarna struttura iniziale costituì il luogo ideale per i primi seguaci del Santo di Assisi, consentendo loro di vivere con semplicità alla maniera eremitica.
Successivamente, dal 1458, fu abitato dai Padri Osservanti i quali, anche grazie all’aiuto degli abitanti di Bellegra, si adoperarono per ampliare il piccolo Ritiro. Lo trasformarono così in un Convento di modeste dimensioni, tanto da non potere ospitare più di otto frati. Nei secoli XVI e XVII vennero eseguiti nuovi lavori nella Chiesa e nel piccolo Convento.
La Chiesa ha le origini nel piccolo oratorio del primitivo Eremo Francescano. L’interno, coerentemente con i valori francescani, è votato ad una semplicità spaziale e decorativa. Presenta un’unica navata con quattro cappelle, due per lato; la copertura, in legno a falde inclinate, è intervallata da archi in muratura, di luce pari alla larghezza della navata.

La pavimentazione, del 1930, è in quadrati di marmo bianchi e neri.

Entrando nella Sagrestia troviamo due dipinti; uno raffigura San Giuseppe sposo di Maria Vergine. L’altro la Madonna delle Grazie, donato da Fra Diego Oddi.

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Con l’autostrada A24 si esce al casello di Castel Madama e si continua fino a Bellegra con la provinciale 28, di qui si raggiunge il Sacro Ritiro. In treno si scende alla stazione di Castel Madama e si prosegue con l’autobus di linea fino a Bellegra, o in taxi o a piedi. Posto fuori dell’abitato, in una leggera depressione del terreno. Quasi sepolto dei boschi, fu alle origini un piccolo Eremo francescano del 13º secolo, dipendente dalla vicina Abbazia di Subiaco. Anche così fu poi assegnato ai padri conservanti (1458). Furono loro a trasformarlo in un vero e proprio Convento e ad erigere la Chiesa. Ritornate le francescani, fu il Beato Tommaso da cori a tracciare 1+ rigida forma di vita (1686) per i religiosi che vi accorrevano numerosi. Anche questo complesso monastico fu vittima della soppressione dell’ottocento. Dal 1929 in poi sono state attuate radicali ristrutturazioni che hanno consentito di accogliere pellegrini e visitatori che vi affluiscono ancor oggi in gran numero. Stretto da mura, si accede al Convento attraverso un portale con lo stemma francescano. Il chiostro ha arcate sui quattro lati chiusi per proteggersi dal freddo, ai piani superiori si affacciano le celle. È stato allestito un piccolo museo dei ricordi con oggetti appartenuti ai numerosi religiosi, in odore di santità, e qui hanno soggiornato

Santuario della Madonna del Buon Consiglio – Genazzano

Sempre nella Valle del Sacco troviamo il Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano (Km.47 da Roma 3 km da Valmontone). Particolarmente interessante una visita all’annesso museo di opere di arte sacra e al Ninfeo del Bramante.

A Genazzano, nel luogo dove oggi sorge il Santuario della Madre del Buon Consiglio, esisteva già un’antica chiesa del Sec. X.
Nell’anno 1356 la chiesa fu affidata ai religiosi agostiniani. Nell’atto notarile di consegna troviamo che si trattava di una chiesa parrocchiale con il titolo di S. Maria del Buon Consiglio.
Nella seconda metà del 1400, una vedova e terziaria agostiniana di nome Petruccia, mise a disposizione tutti i suoi beni per ingrandire e restaurare la vecchia chiesa ormai fatiscente. Ma, il preventivo di spesa si rilevò insufficiente per portare a termine il progetto. I lavori furono sospesi e la popolazione, con sarcasmo, derideva la santa vedova per l’insuccesso della sua impresa. Ma la Petruccia con serenità diceva loro:

Dal 27 aprile al 14 agosto sono riportati ben 161 miracoli.

Immenso fu il concorso di popolo che veniva dai paesi vicini e poi da ogni parte d’Italia a pregare la Santa Immagine. Il papa Paolo II° volle rendersi conto dell’accaduto. Subito inviò a Genazzano, come suoi osservatori, due vescovi: Gaucerio vescovo di Gap e Nicola vescovo di Faren. Secondo un’antichissima e costante tradizione l’Immagine fu  portata a Genazzano da mani d’angeli. Fu seguita da due pellegrini di nome Giorgi e De Sclavis e proviene da una chiesa di Scutari in Albania, dove era venerata. Ancora oggi questa tradizione, che si tramanda di generazione in generazione, è vivissima presso gli albanesi. Questi ultimi, venendo pellegrini al Santuario, invocano Maria con l’antico titolo di “Signora d’Albania”.

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cosa vedere nel Lazio: il castello di Piombinara Colleferro

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Cosa vedere nel Lazio:

il castello di Piombinara Colleferro

Il Castello è formato da un perimetro rettangolare di circa 45 x 33 metri ed è costituito da vari corpi  attraversati da un corridoio voltato che conduce alla corte centrale. Da qui si aprono gli accessi alle diverse parti dell’edificio. La conformazione e la disposizione dei diversi corpi fanno subito pensare ad aggiunte di epoche successive su un nucleo originario piuttosto omogeneo.

Purtroppo non si  hanno notizie  certe in merito all’anno di fondazione, tranne quella della distruzione del Castello. quest’ultima è sicuramente avvenuta avvenuta nel 1431 ad opera di milizie mercenarie capeggiate da Giacomo da Caldora.

La fortificazione della Valle del Sacco

Il Castello faceva parte di un sistema economico e di difesa grazie al quale la famiglia dei Conti di Segni poteva garantirsi il controllo della valle del Sacco. Era situata  presso l’incrocio tra la via Latina e la via Casilina, nel periodo delle lotte feudali tra le grandi famiglie romane. Il centro di questo sistema era costituito dal castello di Valmontone. I castelli di Colleferro e di Piombinara ( vedi sotto) ed il borgo fortificato di Montefortino ne costituivano i punti di difesa più prossimi.

Da un’indagine archeologica,  è emersa una successione di otto fasi costruttive. Le prime tre, del XIII secolo, riguardano la realizzazione dell’intero elevato del muro esterno. Le successive corrispondono invece a localizzate modifiche dei vani preesistenti. Questo non sorprende più di tanto considerando i quasi duecento anni di abbandono del complesso in seguito alla distruzione del 1431, ed il suo successivo recupero.
Nel XVII secolo infatti si avvia il processo di trasformazione da rocca fortificata a casale di campagna, con la graduale perdita del carattere militare della struttura.

Con le famiglie Salviati prima e Doria Pamphili poi, il castello viene adibito ad edificio a servizio delle circostanti terre agricole.

Ciò che colpisce è la progressiva perdita d’importanza del fabbricato e il peso che assume invece la tenuta agricola.
Si creano così le premesse per quel fenomeno di estraneamento dal territorio che condiziona l’attuale stato del Castello. Progressivamente le terre vengono vendute ed il fabbricato, sottratto anche a quell’uso agricolo cui si era adattato. Si avvia ad una fase di progressivo declino, culminante con i danni subiti a causa del terremoto del 1915.

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Castello di Piombinara

I resti del castello di Piombinara occupano una vasta pianura in cima alla collina. L’asse autostradale purtroppo ha alterato notevolmente l’assetto del paesaggio dividendo a metà i terreni che facevano parte della tenuta. La posizione del castello era strategica per il controllo sia sulle principali vie di comunicazione e di commercio, sia sul fiume Sacco, a cui probabilmente è legata l’origine del nome: Fluminaria, sul fiume.

La sua pianta pressocché rettangolare si estendeva per circa 400 metri di lunghezza e 200 di larghezza. Un muro perimetrale posto all’interno della cinta separava la rocca con il palazzo, la chiesa e tutti gli ambienti annessi, dal borgo riservato al popolo. Secondo accreditate fonti, la sua costruzione risalirebbe agli anni attorno al mille, sulle terre di un Monastero benedettino dedicato a Santa Cecilia.

La famiglia Conti di Segni lega il proprio nome alla tenuta Piombinara fino alla metà del XV secolo. La rivolta della popolazione di Segni contro i Conti nel 1389 segna probabilmente l’inizio del declino del Castello, che viene posto sotto la protezione papale da Martino V nel 1428.

Una serie di vicende avvenute nel territorio circostante decretano la distruzione del Castello. Ad iniziare dall’azione distruttiva delle truppe mercenarie ribelli guidate da Giacomo Caldora nel 1431. Nel corso del XVI secolo Piombinara acquisisce sempre più un carattere di tenuta agricola. Dopo la morte dell’ultimo discendente della Casa Conti nel 1575, la tenuta passa al nipote Francesco Sforza, quindi ai Borghese, ai Barberini ed infine nel 1651 alla famiglia Pamphili.

Il territorio di Piombinara viene frazionato in aree coltivate, zone di pascolo, boschi.

Tale processo si consolida nel corso del Settecento e Ottocento. I resti dell’antico edificio cadono nel più completo abbandono. Contrariamente a quanto accade nella vicina tenuta di Colleferro, si preferisce edificare un nuovo casale piuttosto che trasformare il vecchio. L’unica struttura che conservava la sua funzione originaria era la Chiesa di Santa Maria posta all’esterno del Castello, sulla via Casilina, ove nel XVIII secolo venivano ancora celebrate messe.

Oggi il Castello di Piombinara è di proprietà del Comune di Colleferro che lo ha acquistato nel 2002. Il degrado lento ma costante ha portato in tempi recenti alla perdita della Torre interna al recinto. Fu demolita negli anni ’30 a causa del pericolo di crolli. A tutt’oggi è in atto una campagna di scavi,  per riportare completamente alla luce l’insediamento fortificato del Castello medievale.

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Cosa vedere nel Lazio a Valmontone

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Cosa vedere  nel  Lazio a  Valmontone

Da vedere  a Valmontone è sicuramente il Santuario di S. Maria del Gonfalone. Questa costruzione si deve alla storia del ritrovamento da parte di un contadino dell’immagine di una Madonna con Bambino. La Collegiata dell’Assunta fu edificata tra il 1685 e il 1689 in stile barocco ed arricchita all’interno da una serie di pitture e di arredi di pregio. Accanto alla Collegiata sorge il Palazzo Doria Pamphili, l’edificio simbolo della città.

I dipinti di Valmontone

Meraviglioso da visitare, sia per la sua monumentalità che per la presenza all’interno di un ciclo pittorico di grande valore. Tra i dipinti più importanti vale la pena di citare gli affreschi di Mattia Preti, Gaspard Dughet, Francesco Cozza e Pier Francesco Mola. Da vedere sono anche il Museo Archeologico, situato presso il Palazzo Doria-Pamphilii, dedicato alla storia di Valmontone, e la Fontana del Colle, in stile barocco e la cui costruzione fu voluta da Camillo Pamphili. Tra gli edifici religiosi si deve citare la piccola Chiesa di Sant’Antonio, scampata ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Inoltre il Santuario della Madonna del Gonfalone, edificata nel 1508 in località Prato della Madonna, appena al di fuori della cerchia muraria.

Perdersi nelle meraviglie architettoniche della città

La Chiesa di Santo Stefano altro bellissimo monumento architettonico, fu costruita nel 1624 in seguito alla distruzione di una chiesa più antica. Da visitare è anche il Cimitero di Valmontone e il Convento di Sant’Angelo, costruiti sui resti di un antico tempio pagano dedicato a Mercurio. Infine da non mancare  i resti delle tre antiche Porte delle mura, ovvero Porta Romana, Porta Nuova e Porta Napoletana. Tra gli appuntamenti cittadini più importanti si devono ricordare il Carnevale Valmontonese, la sagra delle lumache e la Sagra degli gnocchi.

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cosa vedere nel Lazio: mercatini a Valmontone

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Cosa vedere nel Lazio: Mercatini a Valmontone

Quando: Tutti i venerdì

Dove: quartiere S.Anna  dalle 08:00 alle 14:00 ( fronte Bingo e Via Casilina )

Mercato settimanale:  Tutti i venerdì in Via G. Matteotti

MERCATO:

Quando: Tutte le domeniche Mattina.

Dove: Largo fronte C/C i Macinanti dalle 08:00 alle 14:00 )

MERCATO SPECIALIZZATO DI SOLO CARTA

Quando: quarto sabato e domenica di ogni mese

Dove:  presso Palazzo Doria Pamphili

Informazioni .Comune Tel: 06 959901

Info Pro Loco 06 9591040

circa 70 espositori

info: 0773.600873 –  cell: 347.3638993

UN PO’ DI TUTTO VECCHI TEMPI

mercato dell’usato cose vecchie artigianato modellismo antiquariato

Quando: quarta domenica

dove: centro storico di Valmontone

FIERE MERCI

Pentecoste – Festa di S. Luigi (ultima domenica di Settembre) – Fiera campionaria – Commercio – Industria – Artigianato (presso ex centrale del latte in Via Kennedy). Esposizione antiquariato e moderno “Ieri ed oggi” la 1° domenica di ogni mese (Centro storico).

VERDE ATTREZZATO

Località S. Anna – V.le della Stazione – Largo Roma

NOTTE BIANCA di Valmontone

con degustazioni e mercatini

Mercatino
d’Artigianato/Antiquariato/Modernariato
Collezionismo/Vintage/Tipicità Regionali

a Luglio a Valmontone (Rm) – Centro Storico

Si svolge  a  luglio con inizio alle ore 18:00  presso il del Centro Storico di Valmontone la  Notte Bianca, delle degustazioni e non solo…

Oltre la gioiosa atmosfera festaiola, si  assiste a un selezionato Mercatino Artigianale  di antiquariato , modernariato, collezionismo, vintage e anche  tipicità regionali allestito nel Centro Storico di Valmontone.

Nel mercatino si potranno assaporare varie degustazioni gratuite.

Completeranno la splendida cornice spettacoli di vario genere, e anche  giochi per bambini, visite guidate gratuite al Palazzo Doria Pamphilj e al Museo Archeologico con tantissimo divertimento!.!.Scheda Evento

Luogo (indirizzo completo): Valmontone (Rm) – Centro Storico

manifestazione completamente gratuita

A cura di : ProLoco di Valmontone e Girovagando tra Mercatini

tel: per  informazioni: 3497420207
Mail per informazioni: s.maggini.ufficio@alice.it
Sito internet: http://www.girovagandotramercatini.com

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feste e tradizioni nel lazio

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Feste e tradizioni nel Lazio: Sagre e rievocazioni storiche

Rievocazione Storica a Genazzano della Disfida di Barletta

quando: Giugno

dove:  Genazzano (Rm)  Porta Romana – circa 6 km da Valmontone 

Viene celebrato in Giugno  a Porta Romana con “l’assalto alle mura” rievocazione delle lotte tra le famiglie nobili dei Colonna e Orsini. Alle ore 18,00 del 2 giugno, in piazza Emilio D’amico, giornata dedicata ai bambini con giochi e gare, danze e canti di corte. La manifestazione avrà inizio nella serata di sabato con la “Cena del Papa” nella suggestiva cornice del Castello Colonna. Proseguirà infine  nella mattina di domenica, in piazza del Santuario, con il giuramento dei Cavalieri. Il pomeriggio la manifestazione proseguirà con l’esibizione in Piazza Emilio D’Amico degli sbandieratori di Castel Madama. A seguire con la sfilata del Certame cavalleresco e la rievocazione storica della disfida di Barletta.

La disfida di Barletta

Dopo un combattimento duro ma leale Ettore Fieramosca e i suoi cavalieri uscirono vittoriosi vendicando l’affronto dei francesi e del cavaliere la Motte. Il 13 febbraio del 1503 i 26 cavalieri si affrontano nella contrada S.Elia a mezza strada tra Andria e Corato, nell’allora territorio di Trani. Spagnoli e francesi stipularono una breve tregua definendo nei minimi particolari le regole del combattimento. Le oltraggiose parole rappresentarono l’antefatto della sfida, accolta dal nobile capitano Ettore Fieramosca da Capua. Era seriamente intenzionato a difendere anche a costo della vita l’onore dell’Italia e degli Italiani. Al contrario La Motte sosteneva con disprezzo che tutti i cavalieri italiani erano vili e privi di coraggio, esaltando le doti cavalleresche dei francesi. Durante la cena, il capitano spagnolo Diego di Mendoza iniziò ad elogiare la tradizione cavalleresca italiana. Alla cena parteciparono alcuni cavalieri francesi, tra cui Charles de Tongue detto La Motte. Erano stati fatti  prigionieri durante gli scontri che si combatterono tra francesi e spagnoli. Si combatteva  per il dominio di varie regioni dell’Italia Meridionale dopo il fallimento del Trattato di Granata, stipulato segretamente nel novembre del 1500.

Antefatti storici e leggende paesane

La storia racconta che il 15 gennaio 1503 il Gran Capitano Consalvo da Cordova diede un banchetto nella cantina, oggi ricordata come “la cantina della sfida”. Fu fatto in un palazzo adibito a quartier generale delle truppe spagnole, requisito a una nobile famiglia Barlettana. Di particolare fascino scenico le rappresentazioni di vita a corte con dame, cavalieri e principi che vedranno come palcoscenico il Castello Colonna recentemente restaurato. Ora ospita la sede del Centro Internazionale di Arte Contemporanea. L’Associazione Gruppo Rinascimentale di Genazzano rievoca ogni anno le gesta dei cavalieri, trasformando il centro storico di Genazzano in un borgo medioevale. Si illumina di fuochi e fiaccole dove la musica rinascimentale, la danza, le rappresentazioni di vita quotidiana faranno rivivere lo storico episodio. Il tutto immerso nelle scenografie e nell’atmosfera dell’epoca.  La manifestazione, nel 2003 in occasione del V° centenario ha avuto il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Vuole essere un omaggio alle gesta esaltanti di Giovanni Bracalone de Cornobilus detto Brancaleone, uno dei tredici cavalieri italiani, vissuto a Genazzano dove morì nel 1525.

Il Palio di Brancaleone

A Genazzano, città d’arte della provincia di Roma, si svolge dal 29 maggio al 2 giugno “Il Palio di Brancaleone”, rievocazione storica del certame cavalleresco. Vide, nel lontano 13 febbraio del 1503, 13 cavalieri italiani e 13 francesi, affrontarsi in combattimento nella storica disfida di Barletta.

Organizzatore:

Pro loco Genazzano – Punto informazione turistica: Piazzale della Pace Ufficio turistico e Pro loco

informazioni:
tel. 069578516 Comune di Genazzano: tel. 06955791

IL PALIO DI ARTENA

Emozionanti giochi e combattimenti  nelle gare del Palio, nell’arena naturale del parco di Villa Borghese di Artena. Le contrade si contendono, disputando 20 giochi popolari. Il “Palio” normalmente dipinto da un noto artista. Otto giorni di gare, che rende il Palio di Artena il più lungo e spettacolare di ben altri più importanti che si disputano nel territorio nazionale. Il corteo storico da inizio alla manifestazione, sfoggiando un’ampia partecipazione di cittadini artenesi che sfilano in costumi nobili o contadini del 1600 a Piazza della Vittoria. Si rappresenta l’evento dell’uscita del Papa Paolo V dall’Arco del Palazzo Borghese, nel tripudio della folla, fino ad arrivare al campo di gara. Il ricco corteo viene di norma  arricchito da strumenti utilizzati all’epoca nei lavori contadini per rappresentare al meglio la vita di quel tempo. Il Palio rivalorizza gli usi, i costumi, i dialetti e i prodotti gastronomici della tradizione artenese.

PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE

-Corteo storico a seguire Giuramento dei Capitani
-prove libere con la carrettella
-sfida con la carrettella
-poesia in dialetto
-canzone in dialetto

-staffetta maschile

-tiro alla corda
-corsa con il cerchio

-salto con la corda maschile e femminile
-corsa con la botte
-staffetta femminile
-taglio del tronco
-battitura del grano
-sardamontò
-gioco della conca
-corsa con il sacco

-percorso del contadino
-tiro alla corda

-tiro con l’arco
-gioco del brigante
-la quintana storica
-la corsa col somaro

Sagra della Lumaca a Valmontone

dal 23  Giugno   al 26 Giugno
Valmontone (Rm) – località Colle San Giovanni

La sagra delle lumache si svolge  nel verde delle campagne di Valmontone in località colle san Giovanni dal 23 al 26 Giugno.

Allietano la manifestazione incontri culturali, manifestazioni con vecchie tradizioni, musica, balli, teatro, sport  e la  mini maratona podistica). Si potranno degustare specialità di  Valmontone presso gli stand gastronomici  e lumache per tutti i gusti, innaffiate da un’ottimo  bicchiere di vino locale con spettacolo pirotecnico finale.

distanza da Valmontone:  circa 3 km

Organizzatore:

ass.culturale comitato festeggiamenti San Giovanni Battista

Email per informazioni: lisi.romano@alice.it
Telefono: 3472296098 Fax: 06/95008989

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Sagra degli gnocchi a Valmontone

dal 05 agosto  al 07 agosto
Valmontone (Rm) – Centro Storico

Presso il centro Storico Di Valmontone in collaborazione con la Centro Storico  Valmontone, si svolge la ” Sagra degli Gnocchi “.

Come da tradizione alla manifestazione fanno da cornice Spettacoli musicali, Cabaret, Giochi per bambini. Presente anche  un “selezionato” Mercatino dell’Artigianato, Antiquariato, Collezionismo, Vintage, Modernariato e tanto altro ancora.

Scheda Evento

Titolo: Sagra degli gnocchi a code de soreca

Luogo (indirizzo completo): Valmontone (Rm) – Centro Storico

distanza da Valmontone :  1 km

Telefono per informazioni: 3497420207
Mail per informazioni: s.maggini.ufficio@alice.it
Sito internet: http://www.girovagandotramercatini.com

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